Trenta medici della Continuità Assistenziale dell’Umbria hanno inviato una diffida formale alla Regione Umbria, alla Usl Umbria 1 e alla Usl Umbria 2, contestando l’organizzazione del servizio telefonico sanitario 116117 e il trattamento economico riservato ai professionisti impegnati nei turni notturni e festivi. L’iniziativa prevede un termine di trenta giorni per ottenere risposte e convocare un tavolo tecnico. Ne riferisce in un articolo Perugia Today
Sulla vicenda intervengono anche i consiglieri regionali della Lega Umbria, Enrico Melasecche e Donatella Tesei, che chiedono alla Giunta guidata da Stefania Proietti di affrontare le criticità segnalate dai medici.
La diffida è stata indirizzata alla presidente della Regione Stefania Proietti, alla direttrice regionale Salute e Welfare Daniela Donetti e ai direttori generali delle due aziende sanitarie, Emanuele Ciotti e Roberto Noto.
I professionisti chiedono un confronto sui protocolli della centrale 116117 e sulla disciplina economica applicata alla Continuità Assistenziale. In assenza di risposte entro il termine indicato, il legale ha annunciato la possibilità di ricorrere alle autorità giudiziarie competenti, sia in sede civile sia amministrativa.
Servizio 116117, i medici contestano la gestione delle chiamate
La prima questione riguarda il funzionamento del 116117, il numero gratuito attivo 24 ore su 24 per le richieste sanitarie non urgenti e per l’orientamento dei cittadini verso i servizi territoriali.
Secondo i dati raccolti dai medici l’87% delle chiamate gestite dalla centrale viene indirizzato alla Continuità Assistenziale. Una percentuale che, secondo i firmatari, rende necessario chiarire le modalità di valutazione delle richieste e le responsabilità dei diversi operatori coinvolti.
Nella diffida vengono segnalate presunte carenze nel sistema di triage preliminare, con particolare riferimento all’impiego di personale non sanitario e all’assenza di un presidio clinico nelle fasce notturne, festive e prefestive.
I medici contestano inoltre il funzionamento della procedura informatica utilizzata per gestire le telefonate. Il casus belli è che le richieste, rischiano di restare in attesa senza un vero triage sanitario preliminare, sorrette da un algoritmo che la stessa procedura regionale riconosce non ancora attivo e senza presidio clinico nelle ore notturne, festive e prefestive. INoltre, secondo la diffida, il sistema registrerebbe la presa in carico del paziente come avvenuta prima ancora che il telefono del medico squill
La richiesta è di completare l’algoritmo previsto, affidare la valutazione sanitaria a personale qualificato e garantire un supporto clinico anche durante la notte.
I firmatari chiedono inoltre che vengano chiarite le responsabilità in caso di eventuali disservizi, distinguendo le competenze dei medici da quelle dei soggetti responsabili dell’organizzazione della centrale.
Stipendi dei medici, contestata la differenza tra giorno e notte
L’altro punto della diffida riguarda le retribuzioni dei medici della Continuità Assistenziale, con particolare attenzione alle prestazioni svolte nelle Case della Comunità.
In particolare, contestato i medici. nelle medesime strutture sarebbero applicati compensi di 25,10 euro l’ora per il lavoro notturno e 38,72 euro per quello diurno.
Una differenza che, secondo i medici, determina un trattamento economico penalizzante proprio per i professionisti impegnati nelle fasce orarie più difficili.
Il divario tra le due tariffe corrisponde a circa il 35% in meno per le prestazioni notturne rispetto a quelle diurne.
Nella diffida viene inoltre contestato il mancato riconoscimento di alcune voci economiche previste, secondo i firmatari, dalla contrattazione nazionale, tra cui indennità notturne e festive, reperibilità, formazione e incentivi.
La Lega attacca la Giunta Proietti sulla sanità umbra
La vertenza ha provocato anche una presa di posizione politica da parte dei consiglieri regionali Enrico Melasecche e Donatella Tesei, che hanno espresso solidarietà ai medici firmatari della diffida.
“La diffida presentata da trenta medici nei confronti della Regione Umbria e delle due aziende sanitarie, in relazione al servizio 116117 e alle questioni che riguardano innanzitutto l’organizzazione ma anche il trattamento economico dei professionisti, è un fatto che merita la massima attenzione”, dichiarano i due esponenti della Lega.
Secondo Melasecche e Tesei, le criticità sollevate dai professionisti avrebbero dovuto essere affrontate prima di arrivare a un’iniziativa formale.
I consiglieri contestano in particolare il metodo seguito dall’Amministrazione regionale nell’organizzazione dei servizi sanitari territoriali.
“La presidente Proietti deve capire che la sanità non è un palcoscenico sul quale fare annunci per conquistare titoli di giornale. È un sistema complesso, nel quale ogni scelta organizzativa ha conseguenze sulla qualità delle prestazioni e sul lavoro e la responsabilità degli operatori.”
Per la Lega, l’attivazione del 116117 avrebbe richiesto una maggiore definizione delle procedure, un coinvolgimento più ampio dei professionisti sanitari e un coordinamento strutturato con il 118 e la rete dei servizi territoriali.
Operatori non sanitari e intelligenza artificiale, i dubbi sul sistema
Un ulteriore aspetto evidenziato da Melasecche e Tesei riguarda il ruolo degli operatori incaricati di rispondere alle telefonate dei cittadini.
I due consiglieri sollevano interrogativi sull’utilizzo di personale con qualifica di terminalista, chiamato a gestire richieste che possono avere implicazioni sanitarie, e sugli strumenti informatici di supporto alla classificazione delle chiamate.
Nella loro presa di posizione fanno riferimento anche all’impiego di sistemi di intelligenza artificiale e alla necessità di verificare le coperture assicurative degli operatori rispetto a eventuali responsabilità.
Secondo gli esponenti della Lega, occorrerebbe rafforzare la presenza di personale medico e infermieristico a supporto della centrale, soprattutto nelle fasce orarie in cui l’accesso ai servizi sanitari ordinari è più limitato.
La questione, sostengono, non riguarda soltanto il funzionamento del numero telefonico, ma anche la corretta attribuzione delle responsabilità nella gestione delle richieste dei pazienti.
Melasecche e Tesei: «Così diventa difficile trattenere i medici»
Sul trattamento economico, i consiglieri regionali condividono le preoccupazioni espresse dai professionisti della Continuità Assistenziale.
In particolare, ritengono necessario chiarire le ragioni della differenza tra i compensi previsti per le attività diurne e quelli applicati durante la notte.
“Non è accettabile che a professionisti chiamati a garantire un servizio sanitario essenziale, assumendosi responsabilità e carichi di lavoro rilevanti, non vengano assicurate condizioni economiche chiare, adeguate e coerenti con le prestazioni richieste”, affermano Melasecche e Tesei.
I due consiglieri collegano inoltre la questione retributiva alle difficoltà di reclutamento del personale sanitario, sostenendo che condizioni economiche poco competitive possano favorire il trasferimento dei professionisti verso altre regioni.
“Poi non possiamo stupirci se i concorsi vanno deserti, se non si riescono a reclutare medici o se professionisti già in servizio decidono di lasciare l’Umbria per andare a lavorare altrove”.
Diffida alla Regione Umbria, trenta giorni per il tavolo tecnico
La richiesta formale avanzata dai medici prevede la convocazione entro trenta giorni di un tavolo tecnico, con la partecipazione dei coordinatori e dei referenti della Continuità Assistenziale, insieme ai rispettivi difensori.
Il confronto dovrebbe affrontare sia la revisione dei protocolli operativi del 116117 sia le questioni relative al trattamento economico.
L’avvocato Polenzani ha chiarito che, qualora il termine trascorresse senza un riscontro, i firmatari potrebbero procedere nelle sedi giudiziarie competenti.
“Quando di notte, un sabato o un giorno festivo un cittadino dell’Umbria ha bisogno di un medico, la sua chiamata deve essere accolta e valutata da personale sanitario, sulla base di protocolli precisi”, sottolinea il legale.
La diffida apre quindi un confronto formale che coinvolge Regione Umbria, Usl Umbria 1, Usl Umbria 2 e medici della Continuità Assistenziale, chiamati a discutere le procedure di gestione delle richieste sanitarie non urgenti e le condizioni contrattuali dei professionisti.
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