Dibattito conclusivo al PalaSì dell’ottava edizione del FEGE, il Festival dell’Editoria e del Giornalismo Emergente. Coordina Marco Sciarrini, sul palco Piero Muscari, ideatore dell’evento, il presidente del FEGE Sauro Pellerucci e il presidente del comitato scientifico Michelangelo Tagliaferri
“Ogni premiato ha portato un pezzo della propria vita qui al FEGE – ha spiegato Pellerucci – Giorgino è stato quello che mi ha colpito di più, soprattutto quando ha svuotato la finalità del giornalismo parlando di giornalismo senza informazione e viceversa. Ne parlavamo anche con gli studenti parlando dell’infotainment, sottolineando come ogni cosa sia mercificata. Abbiamo fatto insieme a lui anche un focus sulla differenza fra individuo e persona, molto importante. Quando siamo solo per noi stessi, siamo solo individui. Oggi noi parliamo di parole disarmanti perchè il linguaggio non violento è il modo per affrontare ogni cosa: lo abbiamo visto anche nel racconto della guerra. Sono le stesse news a volte che alimentano una guerra”.
“Il tema non è più solo non usare parole violente, ma anche non compiere o alimentare azioni violente”, aggiunge Muscari citando nuovamente il caso di Oliviero Beha. “Anche quella è violenza, si può essere violenti con le azioni anche in quel modo, anche coi toni bassi delle parole. Sono sempre spaventato dal come si scaricano a terra le idee, le cose”
Il dibattito si è concentrato anche sulle novità portate dall’evento: dal collegamento con Rampini, lontano dagli schemi istituzionali, agli incontri con personaggi come Belingieri e Scappini, protagonisti di una diversa comunicazione: “Abbiamo sperimentato tanto – dice Muscari – e la nostra migliore risposta è la gente che è rimasta, che non se n’è andata a casa. Dobbiamo lavorare per migliorare le cose: in questo il FEGE è un agente provocatore”.
Michelangelo Tagliaferri aggiunge: “Dobbiamo individuare quello che ci lega anche il minimo, sapendo che la verità non esiste: dobbiamo cercare quindi quello che ci consente la tolleranza ed evitare il conflitto.”
All’evento è intervenuta anche Tiziana Laudadio, insegnante e giornalista prima che assessore alla cultura del Comune di Terni: “Aveveo coinvolto questi ragazzi nel FEGE quando ero insegnante, averli ritrovati qui tempo dopo da assessore è stato molto emozionante. Il FEGE: Forza Emozioni Giovani Energia, questo è l’acronimo che voglio dare alla manifestazione. Dobbiamo lavorare sui ragazzi, perchè quando sono in classe, li vediamo fisicamente ma non sappiamo se mentalmente siano presenti”. A seguire il dibattito con i ragazzi presenti.
I temi della città
Seconda parte dell’incontro dedicato alla città con Pellerucci che richiamando il nome dell’associazione Io sono una persona per Bene ha ricordato la necessità: “Vedere cosa non va e trovare in questo contesto non un limite ma un’opportunità, per superarla e cambiare e migliorare. Il problema non è la difficoltà ma il non trovarla o il far finta di non vederlo. Linguaggio non violento vuol dire riuscire a capire i bisogni degli altri”.
“Territori e società civile – ha ricordato – devono necessariamente dialogare, per costruire insieme”. Presenti studenti, docenti ed esponenti del mondo della cultura che si sono confrontati sulla crescita del territorio, portando ciascuno un contributo che verrà messo nel bagaglio del FEGE per le prossime edizioni, a partire dal maggior coinvolgimento delle scuole. “La sfida che deve partite da qui – è stato detto – è quella di guardare alle parole disarmanti come prospettiva per il futuro”. E la conclusione. “Qui a Terni abbiamo trovato casa perchè ci siamo rapportati con un imprenditore e non con la politica”
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