Come descriverebbe oggi il rapporto tra Terni e il verde?
È un rapporto fatto di metamorfosi continue e profonde contraddizioni. Pensare al verde significa parlare della vita stessa, ma a Terni abbiamo spesso dovuto bilanciare ambiente ed economia con risultati alterni. Ad esempio, abbiamo trasformato la Cascata delle Marmore per produrre energia elettrica, a discapito dell’ambiente naturale che ha subito sgretolamenti. Al contempo, abbiamo quartieri recenti come Cospea, dove grazie agli alberi sembra di vivere immersi in un bosco pieno di animali, mentre in altre zone della città questo equilibrio si è del tutto perso.
Dove si percepisce maggiormente questo squilibrio?
Soprattutto all’interno del centro storico. Storicamente, Terni era racchiusa nelle antiche mura e lì dentro nasconde ancora oggi case patrizie dotate di bellissimi giardini interni. Purtroppo molti di questi tesori verdi sono stati dismessi col tempo, anche se alcuni vivono ancora e sono molto interessanti da visitare. Man mano che la città si è allargata con i nuovi quartieri, abbiamo visto che questa attenzione al verde privato e interno è venuta a mancare.
Quanto ha inciso l’uso del cemento?
Ha inciso in modo pesantissimo, e l’esempio lampante è il corso del fiume Nera. In passato la zona era paludosa e soggetta a continue alluvioni; per scongiurare questi rischi abbiamo fatto un grosso recupero idrogeologico mettendo però tanto cemento. Da un punto di vista architettonico il risultato può anche essere bello e funzionale, ma abbiamo privato il fiume del suo ambiente naturale originario, perdendo i pioppi e tutto il verde che lo circondava.
Il problema è solo legato al passato?
Assolutamente no, registriamo anche oggi una grave mancanza di prudenza nella gestione del verde. Il nodo principale è l’incoerenza delle scelte attuali: è del tutto inutile mettere dei bei fiori sui pali della luce per fare decoro, se poi contemporaneamente si continuano a tagliare alberi o a prendere decisioni dannose per l’ecosistema.
Quanto conta la dimensione culturale?
È il segreto di tutte le cose, perché alla fine sono gli esseri umani che fanno o distruggono. Il verde racchiude in sé ambiente, bellezza, cultura, salute ed economia: in una parola, la vita. Serve quella che definisco una “nuova cultura di vita”: la sensibilità umana non deve essere orientata a distruggere, e nemmeno semplicemente a costruire, ma a “realizzare”. Dobbiamo capire che la natura va solamente aiutata, perché è molto più forte di noi e c’era ben prima del nostro arrivo.
Terni può recuperare questo rapporto?
Sì, perché Terni è per definizione la città del fiume, delle metamorfosi e dei grandi cambiamenti. Quando vedo che si generano dibattiti come questo e si accende l’attenzione pubblica su certi argomenti, capisco che c’è ancora una grande speranza viva in città. Noi abbiamo il dovere di alimentare continuamente questa speranza e di tradurla in realtà, ma dobbiamo farlo in fretta, perché abbiamo un disperato bisogno della natura per vivere.
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