Arcudi: “Regione non ignori petizione popolare per potenziare ospedale di Orvieto”

La petizione del Comitato per la salute pubblica scuote il Consiglio regionale: interrogazione urgente sulle carenze del presidio ospedaliero "Santa Maria della Stella"

Quattordicimila firme raccolte in 33 comuni tra Umbria e Lazio: è il peso civico della petizione popolare depositata l’8 aprile dal Comitato per la salute pubblica di Orvieto, che ha spinto il consigliere regionale Nilo Arcudi, capogruppo di “Tesei presidente – Umbria Civica”, a presentare un’interrogazione urgente alla Giunta regionale di Palazzo Donini. Al centro della mobilitazione, la tenuta del presidio ospedaliero “Santa Maria della Stella”, unico Dipartimento di emergenza e accettazione (DEA) di I livello in un raggio di 60 chilometri, in una zona di snodo critico lungo l’autostrada A1.

Un presidio strategico sotto pressione

La rilevanza geografica e demografica dell’ospedale orvietano è fuori discussione. Situato lungo uno dei corridoi autostradali più trafficati d’Italia, il “Santa Maria della Stella” serve un bacino d’utenza caratterizzato da un’alta densità di popolazione anziana, distribuita su un territorio vasto e in parte disagiato. Nonostante questo ruolo strategico, il nosocomio sconta da tempo criticità strutturali che i cittadini del comprensorio giudicano ormai insostenibili.

Le firme raccolte testimoniano un disagio diffuso e trasversale, che supera i confini amministrativi regionali coinvolgendo residenti di comuni laziali confinanti. Il dato quantitativo — 14mila sottoscrittori — conferisce alla petizione una valenza politica difficile da ignorare.

Le criticità denunciate: organici, reparti e precariato

Secondo quanto evidenziato nell’interrogazione presentata da Arcudi, le problematiche che affliggono l’ospedale di Orvieto sono molteplici e interconnesse. Sul fronte del personale medico, si registra un ricorso eccessivo ai cosiddetti medici “a gettone”, figura professionale precaria e discontinua, a fronte di carenze strutturali nell’organico stabile. Particolarmente critica la situazione dei primariati: reparti fondamentali come Ostetricia, Ginecologia, Pediatria e Ortopedia risultano privi di primari titolari, con ricadute dirette sulla qualità e la continuità delle cure erogate.

A questo si aggiunge la gestione frammentata affidata in parte a cooperative esterne, modalità che il consigliere di opposizione definisce incompatibile con una programmazione sanitaria seria e duratura.

Le richieste alla Regione Umbria

L’interrogazione urgente presentata da Arcudi articola una serie di richieste precise alla Giunta regionale. Sul piano strutturale, si chiede il potenziamento del Pronto soccorso, la piena operatività dell’Unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC) e l’attivazione del reparto di Urologia, attualmente assente.

Dal punto di vista della specializzazione, la proposta punta a trasformare il presidio in un polo di riferimento per chirurgia ortopedica e oculistica, affiancando l’attivazione di un reparto di Geriatria — scelta coerente con le caratteristiche demografiche del territorio — per portare la dotazione complessiva a 200 posti letto.

Sul versante del personale, si richiede un cronoprogramma certo per la copertura stabile dei primariati e la stabilizzazione degli operatori, con il superamento definitivo della gestione tramite cooperative.

Il nodo del Piano socio sanitario regionale

Il punto politicamente più rilevante dell’interrogazione riguarda il futuro dell’ospedale nel contesto della programmazione sanitaria regionale. Arcudi chiede esplicitamente alla Giunta se nel Piano socio sanitario regionale sia prevista una “reale riqualificazione” del “Santa Maria della Stella”, chiedendo chiarezza su tempi, risorse e obiettivi.

La questione si inserisce in un dibattito più ampio sulla tenuta della sanità pubblica nelle aree interne dell’Umbria, dove la distanza dai grandi centri ospedalieri rende ancora più pesante ogni riduzione dei servizi di prossimità. Il comprensorio orvietano, con la sua posizione di confine tra due regioni, rappresenta un caso emblematico delle tensioni tra razionalizzazione della spesa sanitaria e garanzia del diritto alla salute nei territori periferici.

Redazione

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