In città si avverte uno scoramento diffuso. Un senso di insicurezza, di espropriazione e, per molti cittadini, persino di abbandono. Una percezione che nasce anche dalla convinzione che negli ultimi decenni alcuni territori abbiano beneficiato di investimenti più consistenti rispetto ad altri, alimentando preoccupazioni non soltanto per il presente ma anche per il futuro.
Non è un caso che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della 100ª Giornata Internazionale dell’Infermiere, abbia richiamato il tema delle disparità territoriali e del diritto alla salute, ricordando come il cosiddetto “turismo sanitario” rappresenti una ferita per l’uguaglianza tra cittadini.
Quando una comunità arriva a vivere il tema della salute come uno scontro tra fazioni, significa che qualcosa si è incrinato nel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Ed è probabilmente questa la sensazione che oggi attraversa parte della popolazione ternana: la paura che le decisioni più importanti vengano subite più che comprese e condivise.
Per questo è importante ribadire un principio semplice ma essenziale: la sanità può essere pubblica o privata, ma la salute è pubblica. La salute pubblica è il primo tra i beni comuni che una comunità possa possedere, perché riguarda la dignità delle persone, la qualità della vita, l’uguaglianza e la possibilità stessa di sentirsi parte di una società coesa.
Anche il tema dell’efficienza merita di essere affrontato senza pregiudizi ideologici. L’efficienza, in sanità, è un principio democratico. Non è avarizia, ma la capacità di curare più persone con le stesse risorse, riducendo sprechi, sofferenze e disuguaglianze. Per questo diventa legittimo chiedersi quante risorse siano necessarie, da chi vengano messe a disposizione e soprattutto come vengano impiegate, anche alla luce degli investimenti sanitari distribuiti nei territori umbri negli ultimi decenni.
Prima ancora della struttura, occorre però definire la funzione. Prima del “dove”, occorre capire il “perché”. Quale ospedale vuole avere Terni? Quale ruolo dovrà svolgere nella rete sanitaria regionale e interregionale? Quale rapporto dovrà sviluppare con università, ricerca e formazione? Quali eccellenze potrà attrarre e sviluppare?
Sono domande che non possono appartenere soltanto ai tecnici o alla politica, ma che riguardano l’intera comunità.
La cittadinanza vuole sentirsi parte del proprio futuro e non spettatrice di decisioni prese altrove o di realtà percepite come inevitabili e non condivise. Anche per questo il confronto pubblico resta fondamentale: non per alimentare tifoserie ma per ricostruire fiducia reciproca.
Perché, alla fine, lo scopo della sanità è uno solo: curare. E il vero protagonista di ogni sistema sanitario resta sempre il cittadino che, suo malgrado, si è ammalato.
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