Ferranti: “Sede Usl unica? Un flop dove è stata fatta”

Posizione di Ferranti che torna a rilanciare l'apertura del territorio di Terni verso Roma

Una sola sede regionale per l’Usl è stata un fallimento ovunque sia stata fatta questa scelta, al punto che si è provato anche a tornare indietro. Come testimoniano, ad esempio, i casi di Marche e Sardegna che infatti lavorano per ripristinare la situazione precedente. Un monito alla Regione dell’Umbria che potrebbe prevedere nel nuovo piano sanitario una sola sede dell’Usl a Foligno, togliendo le sedi di Perugia e di Terni. Dopo averlo detto il Partito democratico di Terni, ora lo ribadisce anche Francesco Maria Ferranti, vicepresidente della Provincia di Terni. Inoltre, torna a proporre anche un nuovo sbocco per l’Umbria del sud verso il Lazio, prendendo le distanze da Perugia e dal nord della regione. Ferranti, oltre a parlare sella sede unica dell’Usl, allarga il discorso anche alla situazione generale del territorio, tra crisi, cali demografici e diversi segnali di criticità sul piano economico. Una svolta, questa, auspicata da almeno vent’anni.

Il declino

Ferrante dice: “Nonostante il Consiglio comunale di Terni abbia in più occasioni richiesto un riequilibrio territoriale per quanto concerne la ripartizione delle risorse nel contesto regionale, oggi siamo dinnanzi a una vera e propria situazione di immobilismo economico. I segnali sono evidenti. Terni è in decrescita demografica, i comuni della provincia sono spogliati di servizi essenziali, non sono attrattivi e tendono anch’ essi a decrescere demograficamente. In questo scenario un governo regionale palesemente inadeguato anziché mettere in campo strategie innovative mira a razionalizzare la spesa pubblica alzando la pressione fiscale, in modo particolare per la fascia media, non lavorando in modo fattivo alla realizzazione del nuovo ospedale di Terni e addirittura ipotizzando di accorpare le due aziende sanitarie in un’unica azienda regionale“. Cita, poi, il settore del infrastrutture e dei trasporti. “In quel campo – afferma – mancano adeguate strategie e investimenti. Lo si riscontra dal continuo ridimensionamento dei collegamenti ferroviari in direzione Roma, nonostante la gran parte dei pendolari umbri sia residente a Terni o nei comuni della provincia di Terni. Lo si vede anche dalla sciatteria con la quale vengono gestiti i lavori stradali sul raccordo Terni-Orte dove sono quotidiani i rattoppi, si susseguono ritardi e interruzioni che causano ovviamente un danno ai collegamenti volti al trasporto merci con conseguenti penalizzazioni per le nostre imprese ad iniziare dall’acciaieria“. A questo, si aggiungno criticità a livello di investimenti sul turismo e “una fase priva di vigore” in campo culturale e universitario dove permane lo squilibrio che tende a concentrare tutto a vantaggio di Perugia e del nord della regione.

Gli scontri politici non bastano

Il tutto, per uno scenario che genera ogni giorno continui scontri politici. “Ritengo che Terni e il suo territorio – dice su questo Ferranti – possano seriamente ambire a divenire l’appendice di Roma in Umbria. Per ottenere questo obiettivo occorrono però servizi, decoro urbano, tasse non invasive, una sanità efficiente e comunicazioni ferroviarie in numero adeguato più che veloci“. Dunque, Terni vista non come la seconda città dell’Umbria ma come una città umbra che sia ponte verso Roma. “Per realizzare questo assetto, del quale il sindaco di Terni Gianfranco Ciaurro parlava 30 anni fa – spiega il vicepresidente della Provincia – oggi occorre superare gli interessi di partigianeria politica insiti nei partiti e mettere in campo una sorta di accordo di programma con la Regione Lazio per avviare una più stretta e funzionale collaborazione“. Ferranti è pronto a proporre un atto di indirizzo in Consiglio provinciale e in Consiglio comunale a Terni, per dare corpo a un concreto atto politico e istituzionale per questa progettualità.

Redazione

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