Ancora polemica sull’affidamento degli asili: “Scelta antieconomica, attacco al pubblico”

Pd, M5S e Cgil contro Bandecchi sull'affidamento dei nidi Peter Pan e via Cadore, l'assessora Laudadio replica sui fondi regionali

Il Consiglio comunale di Terni, riunito lunedì 7 settembre, ha votato l’affidamento in concessione per tre anni della gestione dei nidi comunali Peter Pan di via Fratelli Rosselli e di via Cadore a un soggetto privato, per un valore stimato superiore a 1,3 milioni di euro nel triennio. La delibera, voluta dalla maggioranza guidata dal sindaco Stefano Bandecchi, ha immediatamente aperto un fronte politico e sindacale, con le opposizioni e i sindacati che contestano il modello scelto per due strutture nate grazie a finanziamenti pubblici.

I gruppi consiliari di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno espresso la propria contrarietà, definendo la scelta incompatibile con un’idea di servizio educativo pubblico. Secondo i due gruppi, la Giunta presenta l’operazione come a costo zero per le casse comunali richiamando il principio della cosiddetta “invarianza finanziaria”, ma nella realtà il Comune continuerà a farsi carico di locali e arredi gratuiti per il concessionario, della fornitura dei pannolini, del sostegno alle rette per le famiglie con ISEE basso e, in caso di necessità, della manutenzione ordinaria attraverso un apposito capitolo di spesa. Pd e M5S ricordano inoltre che le due strutture sono state realizzate o riqualificate grazie al Piano periferie e a risorse PNRR e regionali, investimenti pubblici che a loro giudizio avrebbero dovuto rafforzare la gestione diretta del Comune. I due gruppi annunciano di voler vigilare sulla procedura, sulle condizioni per le famiglie, sulla qualità del servizio e sulle condizioni di lavoro del personale, mentre il concessionario privato si remunererà tramite rette, contributi pubblici e attività aggiuntive, con un utile d’impresa stimato al 3%.

La posizione della Fp Cgil

Sulla stessa linea critica si colloca la Fp Cgil di Terni, che dopo aver ricordato di aver chiesto invano a inizio anno di essere convocata dal sindaco, definisce l’esternalizzazione degli asili nido “un attacco senza precedenti ai servizi pubblici” e rilancia la propria proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti basata sul principio “stesso lavoro, stesso contratto”. Il Coordinamento donne della Cgil ternana inquadra la vicenda nel contesto demografico del territorio, tra i più anziani d’Italia, sottolineando la necessità di politiche a sostegno della genitorialità e dell’occupazione femminile, e accusa l’Amministrazione di “non programmare, non assumere il personale necessario e non investire nel futuro della città”.

Critiche anche da Orsini

Critiche arrivano anche dal consigliere Valdimiro Orsini (Masselli Sindaco), che pur non essendo contrario in linea di principio alla concessione, giudica insostenibile il piano economico finanziario presentato: a fronte di 116.814,40 euro annui previsti da rette (350.443,20 euro nel triennio), la delibera stima addirittura 199.000 euro annui da attività aggiuntive come campi estivi e feste (597.000 euro nel triennio), un disequilibrio che secondo Orsini renderebbe il bando incapace di coprire i costi fissi del personale educativo, con il rischio di “tagli mascherati e non dichiarati”.

Laudadio sul bando regionale

A rispondere alle polemiche sulla mancata partecipazione del Comune alla prima finestra del bando regionale da 6 milioni di euro è l’assessora alla Scuola Tiziana Laudadio, che parla di una scelta di prudenza amministrativa e non di un’esclusione volontaria. L’avviso della Regione Umbria, finanziato con il Fondo Sociale Europeo Plus, vincola le risorse esclusivamente all’abbattimento delle rette per i nuovi posti attivati in eccedenza rispetto allo storico, escludendo sia i costi del personale sia i posti già esistenti. Per i nidi in via di esternalizzazione, inoltre, la normativa prevede che sia il futuro gestore, e non il Comune, a presentare la domanda di finanziamento una volta insediato. Laudadio ricorda infine che a dicembre si aprirà una seconda finestra del bando regionale, pensata proprio per permettere ai Comuni di ricalibrare i requisiti richiesti.

Redazione

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