Terni ricorda Fatiha El Afghani, uccisa a martellate dal marito: la città chiede giustizia

Piazza della Repubblica si riempie per ricordare la donna morta dopo cinque mesi di agonia in seguito all'aggressione a martellate su un autobus. Il sindaco Stefano Bandecchi incontra la famiglia a Borgo Rivo e assicura il sostegno del Comune.

ni si è ritrovata in Piazza della Repubblica per ricordare Fatiha El Afghani, la donna morta nei giorni scorsi dopo cinque mesi di agonia in seguito alla violenta aggressione subita dal marito, suo connazionale, che l’aveva colpita ripetutamente con un martello a bordo di un autobus. Numerosi cittadini hanno partecipato alla manifestazione “Insieme per Fatiha”, organizzata per ricordare la vittima del femminicidio e manifestare vicinanza alla famiglia. Nella stessa giornata il sindaco Stefano Bandecchi ha incontrato la sorella della donna nella sua abitazione nel quartiere di Borgo Rivo, raccogliendo le testimonianze dei familiari e assicurando l’intervento dei servizi comunali per affrontare le necessità più immediate.

Terni in piazza per ricordare Fatiha El Afghani

La manifestazione in Piazza della Repubblica, organizzata da Terni donne-La casa delle donne in memoria di tutte le vittime di femminicidio ha riunito tante persone nel ricordo di una donna la cui vicenda aveva già profondamente colpito la comunità ternana al momento dell’aggressione.

Fatiha El Afghani era stata colpita a martellate dal marito mentre si trovava su un autobus. Le gravissime conseguenze dell’aggressione avevano dato inizio a un lungo periodo di agonia, conclusosi con la morte della donna dopo cinque mesi.

La notizia del decesso ha riportato al centro dell’attenzione cittadina il caso di violenza e le circostanze che avevano preceduto l’aggressione.

La partecipazione alla manifestazione ha rappresentato un momento pubblico di vicinanza ai familiari, che nei giorni successivi alla morte di Fatiha hanno ricevuto numerose espressioni di solidarietà.

“Era altruista e amava la vita. Spero che quello che successo a mia sorella non accada ad altre donne” ha detto la sorella Laila parlando al termine della fiaccolata.

    Dietro a uno striscione con la scritta “Libere di essere, libere di vivere” si sono ritrovati in tanti. I familiari di Fathiha, con la madre e la sorella, rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine ma anche il padre e la madre di Ilaria Sula, la ventiduenne uccisa dal suo ex. Tra le due mamme c’è stato anche un intenso abbraccio.
La fiaccolata è partita da piazza della Repubblica e il corteo ha poi percorso alcune vie del centro.
“Fatiha era una persona molto buona e la sua vita girava intorno alla figlia di 13 anni” ha ribadito la sorella. “Era stimata – ha detto ancora – dalle persone conosciute in Italia”.
Commovente l’incontro e l’abbraccio fra la famiglia della donna e il padre di Ilaria Sula, altra vittima di femminicidio.

Bandecchi incontra la famiglia nel quartiere di Borgo Rivo

Prima della manifestazione, Stefano Bandecchi si è recato nell’abitazione della sorella di Fatiha El Afghani, a Borgo Rivo, per esprimere personalmente le condoglianze dell’amministrazione comunale.

Durante la visita il sindaco ha incontrato i familiari della vittima, ascoltando i loro racconti sulla vita della donna, sul suo percorso in Italia e sulle difficoltà affrontate negli ultimi anni.

«Sono stato accolto con grande ospitalità, ho avuto il privilegio di conoscere Fatiha attraverso i racconti dei suoi cari», ha dichiarato Bandecchi.

I familiari hanno descritto Fatiha come una donna determinata, impegnata nel lavoro e intenzionata a costruire una nuova fase della propria vita.

Arrivata in Italia nel 2017, era riuscita tre anni fa a ricongiungersi con la figlia, dopo un periodo trascorso lontano da lei. Un passaggio importante nella sua storia personale, ricordato dai parenti durante il colloquio con il primo cittadino.

La ragazza era presente all’incontro con il sindaco, che ha avuto modo di conoscerla e di parlare con lei anche del percorso scolastico.

«Le ho fatto presente che anche la scuola che sta frequentando è un punto di riferimento ed è pronta ad ascoltarla», ha spiegato Bandecchi.

Le violenze precedenti e le denunce raccontate dai familiari

Nel corso della visita, i parenti di Fatiha hanno ripercorso anche gli episodi di violenza che, secondo quanto riferito al sindaco, avevano preceduto l’aggressione sull’autobus.

La famiglia ha parlato di ripetuti comportamenti violenti e di segnali di pericolo che erano già stati segnalati e denunciati prima del femminicidio.

Si tratta di circostanze riportate dai familiari durante il colloquio con Bandecchi, che ha reso noto il contenuto dell’incontro.

La ricostruzione ha riguardato una situazione di violenza pregressa, sulla quale i parenti hanno richiamato l’attenzione del sindaco, collegandola al successivo episodio che ha provocato la morte della donna.

L’aggressione a martellate aveva lasciato Fatiha in condizioni gravissime. Dopo cinque mesi, la donna è morta per le conseguenze delle ferite riportate.

La famiglia ha ribadito la propria richiesta di giustizia, che Bandecchi ha dichiarato di condividere.

Il Comune attiva i servizi sociali per sostenere i familiari

L’incontro a Borgo Rivo è servito anche a individuare le necessità concrete della famiglia e le forme di assistenza che l’amministrazione comunale può mettere a disposizione.

Bandecchi ha chiesto ai parenti quali procedure possano essere agevolate attraverso gli uffici comunali e quali servizi possano risultare utili in questa fase.

«Ho chiesto loro quali fossero le necessità pratiche che il Comune può soddisfare facilitando alcune procedure e mettendo a disposizione i suoi servizi, ad iniziare da quelli sociali», ha spiegato il sindaco.

Gli uffici dell’amministrazione sono già stati attivati per valutare gli interventi necessari e garantire un sostegno alla famiglia, cercando di limitare gli adempimenti a carico dei parenti.

Particolare attenzione è stata rivolta anche alla figlia di Fatiha, che sta frequentando la scuola e per la quale il sindaco ha richiamato la disponibilità dell’istituto a offrire ascolto e supporto.

L’obiettivo dell’amministrazione è assicurare un’assistenza concreta attraverso i servizi comunali, tenendo conto delle esigenze manifestate dai familiari.

Il legame della famiglia con Terni e la richiesta di giustizia

Durante il colloquio con Bandecchi, i parenti hanno parlato anche del rapporto costruito con la città di Terni negli anni trascorsi in Italia.

La famiglia ha raccontato di essersi sempre sentita parte della comunità locale e ha ringraziato i cittadini per la partecipazione dimostrata dopo la morte di Fatiha.

Il sindaco ha riferito di aver incontrato persone molto legate tra loro, che hanno affrontato la perdita mantenendo un forte senso di appartenenza familiare e un rapporto stretto con il territorio.

«Ho trovato gente di grande spessore umano, laboriosa, molto legata dal punto di vista affettivo», ha dichiarato.

Al termine della visita, Bandecchi ha ringraziato i familiari per l’accoglienza ricevuta e ha ribadito la posizione dell’amministrazione rispetto alla violenza subita dalla donna.

«Faccio mia la loro legittima richiesta di giustizia», ha affermato il sindaco, aggiungendo un ringraziamento per l’apprezzamento espresso dalla famiglia nei confronti della città.

Bandecchi ha quindi sottolineato che Terni non dimenticherà Fatiha El Afghani, vittima di una violenza che ha definito priva di qualsiasi giustificazione o attenuante.

Redazione

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