Scontro sulla ex Milizia: “Regione spieghi abbandono del progetto centro servizi”

Atto di indirizzo dei consiglieri di Pd e Innovare per Terni sulla struttura di proprietà dell'Ater, che dovrebbe diventare alloggio per i familiari dei degenti in ospedale: “L’azienda ospedaliera sta subendo un costante impoverimento"

a trasformazione dell’antico edificio ex Milizia, in un nuovo centro residenziale per accogliere le famiglie dei pazienti ricoverati all’ospedale Santa Maria, rappresenta il fulcro di una proposta avanzata da esponenti politici locali. Si segnala un atto di indirizzo di Francesco Filipponi, Pierluigi Spinelli e Maria Grazia Proietti del Partito Democratico, insieme a Jose Maria Kenny, rappresentante della lista Innovare per Terni. Questi consiglieri comunali sollecitano l’amministrazione cittadina a instaurare un dialogo aperto con la Regione Umbria per discutere le ragioni dietro la scelta di non proseguire con il piano originario che prevedeva l’adeguamento dell’edificio a centro di servizi sanitari, quali dialisi, analisi, ambulatori, e laboratori specializzati, includendo anche la preparazione di farmaci oncologici.

La proposta di reimpiego degli spazi dell’ex Milizia da parte dell’Ater Umbria, come emerso da documenti recenti, mira alla creazione di un complesso residenziale temporaneo. Questo progetto intende rispondere alle esigenze abitative di breve periodo di individui e famiglie in situazione di disagio, legate alla necessità di assistenza sanitaria presso l’adiacente nosocomio. La decisione del consiglio comunale di Terni di approvare questa nuova destinazione d’uso segna l’avvio di lavori di riconversione che allontanano definitivamente la struttura dalla sua precedente vocazione sanitaria, nonostante le preesistenze di infrastrutture dedicate quali gruppi di continuità, impianti per l’ossigeno, e collegamenti alle utenze.

Il dibattito si estende alle condizioni dell’ospedale cittadino, il quale, secondo quanto riportato, soffre di carenze strutturali e organizzative, evidenziate da tempi di attesa eccessivi, in particolar modo per quanto riguarda le prestazioni urologiche e l’accorpamento di servizi diagnostici. La critica sottolinea l’assenza di una valida motivazione tecnica, amministrativa o sanitaria a sostegno di tali scelte, mettendo in luce le preoccupazioni per un progressivo degrado dell’offerta sanitaria locale.

Redazione

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