Paglia: “Muri sono contro il Vangelo, solo l’amore per gli ultimi unisce tutti”

Il vescovo emerito di Terni-Narni-Amelia e presidente della Pontficia Accademia per la Vita nel suo nuovo libro: "La cultura attuale è la prima nella storia dell’umanità in cui l’apertura a una eternità di pace non è né auspicata né indispensabile per rendere più vivibile la vita sulla terra."

La via dell’amore verso gli ultimi è la sola che unisce credenti, non credenti, religiosi e laici. Lo dice il vescovo emerito di Terni-Narni-Amelia e presidente della Pontificia Accademia per la Vita nel suo nuovo libro “Destinati alla vita”. Il volume si occupa delle domande che riguardano il momento ultimo della nostra esistenza, ovviamente con una prospettiva cristiana ma con grande aderenza all’attualità.

Paglia punta l’indice contro la società attuale, che diventa sempre più individualista: “Gli uomini e le donne di questo tempo non sentono più il tema grave della destinazione: né di quella personale, né di quella dei popoli, né di quella dell’intera umanità. E quindi non “aspettiamo” più nulla, schiacciati come siamo in un presente, in un oggi, senza più domani. Purtroppo, però, senza destinazione, non c’è attesa e neppure desiderio”, scrive.

Paglia sottolinea come la questione riguardi certamente i credenti ma anche il largo e complesso mondo laico che “vive un’asfissia di parole per la mancanza di visioni sul futuro dell’umanità. Il mondo è diventato globale, ma liquido, senza punti stabili di riferimento”. “La cultura attuale – dice il presule -è la prima nella storia dell’umanità in cui l’apertura a una eternità di pace non è né auspicata né indispensabile per rendere più vivibile la vita sulla terra.

Il vescovo emerito indica nel migrante il simbolo della miseria globale: “senza terra e senza casa. E da tutti respinto. La globalizzazione è quella della finanza e delle merci, non certo dell’umanità e dello spirito che cercano senso e destinazione. Crescono, invece, i muri, il nazionalismo, il razzismo, l’antisemitismo. Quale tristezza vedere la compiacenza nello scartare dalla società anziani, disabili, stranieri, carcerati”. Una condizione, sottolinea, lontana da quella del Vangelo: “Le frontiere sono un’illusione e i muri non proteggono; solo i legami, l’alleanza, la pace, la mutua conoscenza fanno vivere con l’altro come fratello e amico. Il ripiegamento nazionalistico è una follia: eppure risorge”. E come spiega Paglia, spinge a considerare ogni altro come estraneo o addirittura nemico.

Paglia sottolinea che “nella tradizione cristiana il cosiddetto peccato originale è è la disobbedienza a Dio per scegliere la propria volontà di potenza, il primato assoluto dell’io sugli altri, con il conseguente spirito di divisione, di separazione, di conflitto (…) Solo solo una civiltà ecumenica, senza frontiere, è capace di sognare una città – la Gerusalemme celeste, descritta dall’Apocalisse – come comunità di destino”. Sono del resto i pensieri espressi da Papa Francesco nelle due encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti: una casa comune per tutti e una famiglia plurale che non esclude nessuno.

Questo tipo di amore universale, sottolinea il presule, è praticabile da tutti ed è l’unica capace di unire e far incontrare le persone.  Un amore, sottolinea, declinato con concetti diversi (“amore laico o religioso, filantropia, solidarietà”), ma sempre “amore di Dio”:  “La via dell’ecumenismo dell’amore trova il suo punto più evidente quando si manifesta piegata sui deboli, sui malati, sugli esclusi, sugli indigenti, sui poveri, sulla miseria umana (…) È la via “santa” nel senso più ampio del termine, perché riesce a unire persone diverse nell’amore per i poveri (…); è una scelta che scende nelle profondità, che si abbassa fino in fondo. E lì, in fondo, si trova anche Gesù di Nazareth, colui che si è abbassato senza porsi alcun limite. Questo amore è il presente assoluto e l’assoluto futuro”

 

 

Redazione

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