David Raggi, la famiglia accede al fondo per le vittime di reati violenti

La corte d’appello adesso ha finalmente riconosciuto l’accesso al fondo statale di 50mila euro chiudendo dunque dieci anni di battaglie dal giorno dell'omicidio

Alla fine arriva una piccola, magrissima consolazione. La famiglia di David Raggi, il giovane ternano di 27 anni ucciso nel 2010 ha ottenuto il riconoscimento dell’indennizzo previsto per le vittime di reati violenti commessi da nullatenenti. La sentenza  della corte d’appello di Roma ha condannato la presidenza del Consiglio dei Ministri per il ritardo nell’attuazione della direttiva UE, garantendo finalmente giustizia alla memoria di David

David Raggi è stato ucciso il 12 marzo 2015 da Amine Aassoul, un giovane marocchino irregolare in Italia con precedenti penali, che lo colpì mortalmente con lo stelo di un calice in piazza dell’Olmo, a Terni.Un omicidio che peraltro avvenne anche senza alcuna causa scatenant

Nonostante la condanna a trent’anni di carcere per l’assassino, i familiari di David hanno dovuto affrontare una lunga battaglia legale per ottenere l’indennizzo previsto per le vittime di reati violenti.

Il percorso è stato segnato da decine di udienze, sostenute con determinazione dai genitori Walter e Bruna e dal fratello Diego, affiancati dai legali Massimo e Leonardo Proietti. All’inizio infatti, fu negato l’indennizzo perché David era troppo “ricco”, visto che guadagnava circa 13mila euro all’anno e il redditto massimo per accedere al fondo è di 11mila. I Raggi decisero allora di portare in Tribunale il ministero dell’Interno e quello della Giustizia (per le mancate espulsioni o carcerazione), oltre che la Presidenza del Consiglio. Infine, chiesero allo Stato 2 milioni di euro che avrebbero voluto investire in opere di beneficenza. Successivamente, erano stati stabiliti 21.000 euro di indennizzo.

Ma la battaglia è andata avanti. La corte d’appello adesso ha finalmente riconosciuto l’accesso al fondo statale di 50mila euro previsto per le vittime di reati violenti, istituito in seguito alla direttiva UE recepita tardivamente dallo Stato italiano. La misura è stata resa operativa solo con la legge 122 del 2016, successivamente modificata nel 2021 grazie alle pressioni dell’Unavi (Unione nazionale vittime), guidata da Paola Radaelli.

Redazione

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