Acqua e comunità: una questione di giustizia

L’avvocato Daniele Carissimi rilancia il ruolo dell’acqua come motore identitario, proponendo un nuovo modello di gestione che restituisca centralità alla comunità ternana

Daniele Carissimi

Avvocato Carissimi, lei ha affermato che l’acqua, un tempo, era “semplicemente di tutti”. Cosa è cambiato nel tempo?
L’acqua, fino a un certo punto della nostra storia, era davvero un bene della collettività: usata per dissetarsi, lavarsi, irrigare. Poi, tra Ottocento e Novecento, ha subìto una trasformazione epocale. L’industria ha iniziato a utilizzarla per generare energia e lo Stato ha favorito questo processo, convertendola da bene pubblico a risorsa economica, disciplinata e – almeno in parte – privatizzata.

Come si è riflessa questa trasformazione nella normativa?
Nel 1933 è nata la prima regolamentazione statale. Con Enel, nel 1962, l’energia è stata statalizzata. Ma è nel 1999, con il decreto Bersani, che il settore si è aperto alla concorrenza. E dal 2018, tutte le concessioni devono essere messe a gara. In Umbria, soltanto nel 2023 si è approvata una legge regionale sulle grandi derivazioni: un ritardo significativo.

Oggi cosa rappresentano le concessioni idriche per Terni?
Producono un gettito annuale di circa 3,5 milioni di euro. È una cifra raddoppiata rispetto al passato, ma ancora marginale rispetto agli utili reali generati da chi gestisce queste risorse. La comunità, di fatto, ne riceve una frazione minima.

Qual è la sua proposta per restituire centralità alla comunità?
Ho proposto – e il Consiglio regionale ha approvato – uno studio di fattibilità per valutare un modello di gestione diretta o mista pubblico-privata. Esistono esempi virtuosi in Italia come Dolomiti Energia, Iren, A2A: dimostrano che alternative concrete e sostenibili esistono.

È solo una questione economica o anche di giustizia sociale?
È una questione profondamente legata alla giustizia. Il concetto di bene comune è cambiato. Un tempo, la collettività beneficiava pienamente delle proprie risorse. Oggi invece il valore creato dall’acqua si disperde, e la redistribuzione è minima. È tempo di rimettere al centro il cittadino.

Crede che Terni possa essere protagonista di un nuovo ciclo di sviluppo attorno all’acqua?
Non so se ci sarà un nuovo “Big Bang” come quello vissuto ai tempi di Breda o Brin, ma credo in una rinascita possibile. Serve una sinergia vera tra politica, impresa e società civile. Solo così l’acqua potrà tornare a essere un motore di forza e coesione per la nostra comunità.

Daniele Carissimi

Redazione

Seguici su

Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Sauro Pellerucci
Dalla gestione dell’emergenza alla progettazione consapevole: il verde urbano come infrastruttura strategica per città più...
Parlare di salute pubblica, al PalaSì!, significa andare oltre le strutture ospedaliere per guardare alla...
Sauro Pellerucci
Il treno è il mezzo di trasporto dello sviluppo sostenibile, non dobbiamo arretrare di un...

Altre notizie