Terni “capitale delle acque”: visione e progetto

Dal Museo Hydra al Contratto di Fiume, una proposta concreta per ridefinire l’identità della città: “l’identità come ricchezza per il territorio

Francesco Fioretti

Francesco Fioretti, lei sostiene che Terni non debba essere raccontata solo come città dell’acciaio. Qual è, allora, la sua vera identità?
Terni è, prima di tutto, la città delle acque. È un’identità più antica, più profonda, più potente di quella industriale. Parliamo di 2300 anni di storia: dalla Cascata delle Marmore ai mulini medievali, dalle centrali idroelettriche ottocentesche fino alle forme più moderne di turismo e cultura. È una storia liquida, ma solida, che ci appartiene da sempre.

Come si traduce questa identità in un progetto concreto?
Con il Museo Hydra, ad esempio. Lo abbiamo creato per raccontare il rapporto tra l’acqua – risorsa naturale – e lo sviluppo umano. Parliamo di un progetto culturale che ha ottenuto riconoscimenti internazionali da organismi come l’UNESCO e l’ICID-FAO. Ma la cultura, se non è condivisa, non serve. Ecco perché proponiamo un passo ulteriore.

Quale sarebbe questo passo?
Fare di Terni la “Cernobbio delle acque”. Ogni anno, un grande appuntamento nazionale e internazionale dove istituzioni, imprese, scienziati, cittadini si confrontano sul tema dell’acqua. Lo abbiamo già sperimentato con successo con il Forum delle Acque: quattro edizioni a basso costo e ad alto impatto. Sappiamo come si fa, ora possiamo strutturarlo.

Ci sono già iniziative sul territorio che vanno in questa direzione?
Uno degli strumenti più importanti è l’Ecomuseo “Terre di Hydra”, che unisce la Cascata delle Marmore, Piediluco e la Valnerina. È un progetto nato dal basso, sostenuto da un Contratto di Fiume riconosciuto dalla Regione Umbria. Tutti i Comuni dell’area hanno aderito, e i primi risultati si vedono.

Può farci qualche esempio concreto?
Ci sono già dieci progetti avviati: dalla riqualificazione delle acque del lago di Piediluco alla creazione di zone umide per il turismo esperienziale. Il tutto con strumenti previsti dalla legge regionale – l’articolo 19 per la precisione – che consente di investire i canoni idrici direttamente sul territorio.

Quali altri strumenti ritiene siano necessari per valorizzare questa identità?
Serve una infrastruttura digitale per mappare risorse, eventi, cammini. Dobbiamo legare turismo ambientale e spirituale. Ma più di tutto servono iniziative semplici, realizzabili, condivise. E serve crederci. Ma per crederci, bisogna sapere chi siamo.

E lei è convinto che questa visione sia già pronta per diventare realtà?
Più che convinto, lo vediamo già in atto. Questo evento ne è la prova: abbiamo comunità, competenze, supporto accademico, esperienze riuscite. Non dobbiamo creare un nuovo slogan, dobbiamo solo prendere coscienza di ciò che siamo. Terni non è solo acciaio. Terni è – e può diventare ancora di più – la capitale delle acque. Non è un sogno, è un progetto. E possiamo costruirlo insieme, da subito.

Redazione

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