“Il futuro dell’acqua è ora”: Antonio De Angelis e l’appello per un fronte comune a Terni

Il segretario comunale di Forza Italia interviene al convegno “Il potere delle acque” e rilancia: “Verso il 2029 con una visione condivisa, oltre le divisioni politiche”

Antonio De Angelis

Avvocato De Angelis, il suo intervento si è aperto con un richiamo personale. Perché ha scelto di tornare a vivere a Terni dopo dieci anni fuori?

Ho deciso di tornare perché credo profondamente nelle potenzialità della nostra città. Dopo un decennio trascorso tra Perugia e Roma, ho sentito il bisogno, insieme alla mia famiglia, di investire il nostro futuro a Terni. Occasioni come questa confermano la validità di quella scelta: qui c’è energia, ci sono idee, e possiamo costruire qualcosa di importante.

Ha parlato di partecipazione e confronto. Cosa rappresenta per lei un evento come “Il potere delle acque”?

È una rarità positiva per Terni. Ringrazio Sauro Pellerucci, Marco Sciarrini e tutte le associazioni per aver dato vita a uno spazio autentico di discussione. Il PalaSì! si conferma una vera agorà moderna, un luogo dove si costruisce cittadinanza attiva e senso di comunità.

Ha sostenuto l’idea di una “Carta delle Acque”. In cosa consisterebbe e perché propone di renderla un appuntamento annuale?

La “Carta delle Acque” proposta da Stefano è un’intuizione preziosa. Io la rilancio: non dev’essere un evento isolato, ma una tappa ricorrente, annuale. La posta in gioco è altissima: nel 2029 scadranno le concessioni idriche e dobbiamo farci trovare preparati. Serve continuità, studio e un confronto competente e condiviso.

Lei è anche avvocato amministrativista. Che modello propone per la gestione futura delle concessioni?

Credo fermamente nella collaborazione tra pubblico e privato. Il project financing, se ben concepito, può offrire grandi opportunità. Non si tratta di inventare, ma di imparare da esperienze virtuose e adattarle al contesto ternano. Abbiamo bisogno di strumenti operativi e di visione.

Terni spesso si percepisce marginalizzata nel contesto regionale. Lei ha usato un’espressione forte: la sindrome di Calimero.

È una percezione diffusa, purtroppo. Ma dobbiamo smettere di piangerci addosso. Terni non è solo una fonte da cui attingere: merita rispetto e restituzione. La risposta non sta nella lamentela, ma nell’elaborazione di proposte serie. Costruiamo un piano di sviluppo sostenibile, inclusivo, che parta dalle risorse – come l’acqua – ma guardi al futuro della città nel suo insieme.

Qual è, in definitiva, il suo appello alla città e alla politica?

Lavoriamo insieme. Le buone idee non hanno colore politico. Il tema dell’acqua, così come quello dello sviluppo, non può dividerci. Abbiamo rappresentanti in Regione che devono diventare megafono delle istanze di questo territorio, a prescindere dallo schieramento. Se iniziamo oggi, con spirito costruttivo, il 2029 potrà essere l’anno della svolta e non della resa dei conti.

Redazione

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