“Rinascere dall’acqua: identità, economia e benessere”

Stefano Lupi (Confcommercio Terni): “Il fiume non è solo passato, può ancora essere il motore del nostro futuro”

Stefano Lupi

Stefano Lupi, perché ha scelto di partecipare a questo evento e cosa rappresenta per lei “Il Potere delle Acque”?
Ho partecipato convintamente alla giornata conclusiva perché il tema dell’acqua ha in sé una forza straordinaria. Sono nato in via dell’Argine, sono cresciuto lungo il fiume Nera: per me è anche una questione sentimentale. Questo incontro ha toccato corde profonde, richiamando la nostra storia e proiettandoci verso un futuro raggiungibile.

Ha citato un’immagine simbolica, quella del logo con il ricciolo che richiama la turbina. Cosa l’ha colpita di quell’elemento grafico?
Il ricciolo mi ha suscitato una riflessione: se l’acqua è sempre la stessa così come le turbine, come mai, attualmente, non si genera uno sviluppo ed una forza propulsiva pari a quella avuta in tempi passati?  Ora è tutto fermo, sembra quasi si sia dimenticato il grande potenziale costituito dall’acqua.

Quali sono, secondo lei, le direzioni da esplorare per un uso nuovo dell’acqua nel territorio?
Dobbiamo allargare lo sguardo occupandoci non solo del fiume Nera, ma allargare la visione ad una migliore promozione delle acque minerali, espressioni di un territorio vocato naturalmente ad un termalismo di qualità. Occorrono concreti ed immediati progetti, come quello che presentai all’Expò di Milano “Palestre sull’acqua”, che prevedeva una migliore utilizzazione del fiume, con spunti interessanti per generare opportunità e conoscenza.

Altre città italiane hanno già intrapreso questa strada?
Certamente. Torino ad esempio, ha ridefinito la propria vocazione economica e culturale anche grazie alla riqualificazione del Po. Perché Terni non dovrebbe fare altrettanto? Noi siamo andati in controtendenza, dimenticando che il fiume è identità, economia e benessere. Dobbiamo invertire la rotta.

Ha parlato anche del termalismo e delle acque minerali locali…
Certamente in una visione di area vasta occorre porre attenzione alle nostre acque minerali: Sangemini, San Faustino, Amerino e quindi sulle enormi potenzialità di un turismo legato al benessere della persona.

Ha proposto di chiudere l’evento con una “Carta delle Acque”. Di cosa si tratta?
Ritengo sia utile uscire da questo interessante confronto con un documento avente una linea di indirizzo ben precisa. Necessita una assunzione di responsabilità diffusa, non un elenco di buone intenzioni, ma un patto vero, trasversale, che unisca politica, imprese e cittadini. Una dichiarazione d’impegno collettivo al fine di valorizzare adeguatamente la risorsa acqua. Parlo di una visione condivisa, con dei principi comuni ed una volontà precisa per individuare azioni conseguenti e progettualità di valore.

Cosa si aspetta da questo percorso?
Che non si esaurisca in un’occasione retorica dove ciascuno ha fatto sfoggio solo di belle parole. Le idee esposte devono circolare e trovare una celere applicazione pratica. Questo incontro ha mosso acque, per troppo tempo, stagnanti. Mi sembra un buon inizio. Da ciò può germogliare un nuovo orizzonte di fattivo impegno.

Redazione

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