Si è conclusa martedì 22 luglio presso il PalaSì! di Terni l’iniziativa denominata LINEA LENTA – Treni, territori, diritti, organizzata da Io Sono Una Persona Per Bene in collaborazione con PalaSì! Culture & Eventi, con il preciso intento di riportare in primo piano il tema cruciale della mobilità ferroviaria nell’Italia centrale, specialmente nell’Umbria meridionale.
Il promotore Sauro Pellerucci, tirando le somme della due giorni di confronto, ha sottolineato con forza l’urgenza di un impegno concreto e condiviso che vada ben oltre i disagi quotidiani dei pendolari, coinvolgendo l’intera società e l’economia dei territori interessati.
L’evento ha coinvolto un’ampia platea di cittadini, istituzioni locali, imprenditori e rappresentanti del Comitato Vita Da Pendolari. Tutti hanno espresso l’importanza di affrontare con tempestività e visione strategica il problema della mobilità ferroviaria, riconoscendola come elemento chiave per lo sviluppo economico e sociale del territorio ternano e del Centro Italia in generale.
Uno dei principali punti di discussione è stato il difficile e controverso accesso alla linea Direttissima Roma-Terni. Una questione apparentemente burocratica, che nasconde però risvolti più ampi: oggi le regioni devono acquistare direttamente i treni per garantire l’accesso a questa linea strategica. Pellerucci ha evidenziato l’assurdità di una situazione che sembra allontanarsi sempre più dai principi di base del servizio pubblico, creando una preoccupante crisi di fiducia tra istituzioni e cittadini.

Nonostante la disponibilità di ingenti risorse, provenienti principalmente dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR, circa 24 miliardi di euro per il settore ferroviario), la mobilità ferroviaria resta ingiustificatamente indietro, come sottolineato da Pellerucci. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, infatti, indica chiaramente l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze territoriali; eppure, secondo quanto emerso, a frenare non sarebbe tanto la disponibilità di risorse quanto piuttosto la mancanza di una visione chiara e condivisa.
Emblematico della situazione attuale è il fatto che la linea ferroviaria che collega Terni a Roma, completata nel lontano 1865, è ancora oggi al centro della mobilità territoriale, pur essendo evidentemente inadeguata rispetto alle esigenze di una società moderna. “Impossibile immaginare un futuro nel 2025 basato su infrastrutture concepite quasi due secoli fa”, ha rimarcato Pellerucci, definendo “inaccettabile” ogni ulteriore arretramento nel settore ferroviario regionale.
Tra le criticità emerse durante l’incontro, particolare attenzione è stata riservata anche al caso della piattaforma logistica di Maratta, un progetto partito addirittura nel 2001, approvato ufficialmente nel 2008, con lavori eseguiti tra il 2012 e il 2015 ma, inspiegabilmente, ancora non attivato dal punto di vista del collegamento ferroviario.

Altro elemento che ha destato perplessità riguarda l’accesso ai binari della stazione di Roma Termini: i treni regionali provenienti da Orte sono relegati ai binari periferici 1 e 2 Est, che richiedono una lunga camminata ai passeggeri, a differenza degli altri regionali che invece usufruiscono dei binari principali.
Pellerucci ha richiamato inoltre la centralità economica del trasporto ferroviario per Terni, definendolo la principale fonte di reddito cittadino per produzione e distribuzione, e ponendo l’accento sul fatto che una mobilità efficiente non è semplicemente un tecnicismo logistico ma un vero e proprio diritto alla libertà di movimento.
L’appuntamento ternano si è concluso con una richiesta decisa e condivisa: occorre progettare una nuova visione della mobilità, equa e moderna, prima che i problemi infrastrutturali generino ulteriori e irreversibili disuguaglianze territoriali. La mobilità ferroviaria, in sintesi, deve tornare al centro dell’agenda politica e amministrativa, per garantire ai territori la giustizia sociale e lo sviluppo economico che meritano.
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