“Esprimiamo grande disagio e amarezza per la mancata proroga dei contratti, specialmente dopo le rassicurazioni ricevute dall’azienda, fin dal mese di luglio, relative al mantenimento dell’attuale quadro organico delle risorse umane, fino alla fine dell’anno”. Con queste parole Barbara Silvestrini e Andrea Pitoni, segretari generali rispettivamente di Nidil Cgil e Fp Cgil di Terni, commentano la mancata conferma di due lavoratori somministrati all’interno della società partecipata Asm Terni.
La vicenda, resa nota dagli stessi lavoratori coinvolti, riguarda un contratto a termine non prorogato e la mancata assegnazione a tempo indeterminato. Entrambi i dipendenti erano impiegati stabilmente all’interno dell’organizzazione aziendale, non destinati a sostituzioni o a fronteggiare picchi temporanei di attività.
“Due lavoratori – spiegano i sindacalisti – impiegati strutturalmente in azienda e non impiegati per sostituzioni o per la gestione di eventuali picchi di lavoro”, sottolineando così il ruolo continuativo svolto dai due dipendenti. La loro esclusione, osservano, solleva interrogativi sulle scelte organizzative dell’azienda, anche alla luce delle normative vigenti.
“La situazione è ancora più spiacevole – continuano Silvestrini e Pitoni – se si pensa che l’attuale normativa rende i livelli assunzionali per questa tipologia di lavoratori abbondantemente entro i limiti previsti”. Il sindacato chiede chiarimenti sulla strategia aziendale relativa all’uso della somministrazione, ormai parte integrante del modello organizzativo di Asm Terni.
“Vorremmo capire come Asm voglia gestire l’utilizzo della somministrazione, strumento utilizzato da anni e ormai entrato in pianta stabile nell’organizzazione del lavoro”, dichiarano i segretari, sottolineando come i lavoratori somministrati operino in maniera continuativa, pur essendo formalmente alle dipendenze di un’agenzia esterna.
Il tema della stabilizzazione torna al centro del dibattito. I sindacati ricordano esperienze precedenti che hanno portato all’assunzione diretta di alcuni lavoratori: “In passato si sono aperti percorsi di stabilizzazione che hanno permesso il giusto riconoscimento del lavoro svolto da questi lavoratori, così come avvenuto lo scorso primo gennaio a seguito di nostre sollecitazioni”.
Secondo Silvestrini e Pitoni, la scelta di Asm appare in contrasto con gli impegni passati e con la necessità di costruire occupazione stabile: “Si vuole quindi incentivare la precarietà e il turn over dei lavoratori oppure si vuole ragionare di lavoro stabile e dignitoso?”, domandano.
“La decisione di non prorogare i contratti – proseguono i segretari di Nidil e Fp Cgil – oltre a significare la perdita di due posti di lavoro, rappresenta anche motivo di forte preoccupazione per la sorte degli altri lavoratori somministrati in Asm, che hanno tutti scadenza di missione il 31 dicembre”.
Secondo i sindacati, una riduzione dell’utilizzo della somministrazione dovrebbe passare attraverso stabilizzazioni e concorsi pubblici, non con il licenziamento implicito di lavoratori già integrati. “Asm, azienda a partecipazione pubblica, dovrebbe avere tutt’altra responsabilità sociale proprio perché sostenuta dal contributo fiscale di questa comunità, a cui appartengono anche i due lavoratori lasciati a casa”, ribadiscono.
Nidil e Fp Cgil chiedono ora un confronto urgente con la direzione dell’azienda e un intervento istituzionale: “Il nostro obiettivo, oltre a ottenere i dovuti chiarimenti dalla società in merito alle decisioni prese, è quello di sensibilizzare gli amministratori dell’azienda e le istituzioni a risolvere positivamente questa situazione”.
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