Il problema dei detenuti in regime 14-bis al carcere di Terni. Il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria torna ad affrontare la questione e chiede un intervento tempestivo delle autorità competenti. La questione, nel carcere di Sabbione, si pone su quanto avvenuto con quattro detenuti coinvolti nei recenti eventi critici avvenuti il 22 febbraio 2026 nel carcere stesso, con la richiesta da parte della direzione della casa circondariale di trasferire i detenuti in questione presentata al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria documentando l’impossibilità strutturale di applicare questo regime nella sezione G del lato A, ma con la risposta del Dipartimento stesso con la quale veniva disposto comunque il provvedimento contestando la la mancata esecuzione dello stesso e imponendone l’immediata attuazione.
Il segretario del sindacato, Donato Capece, interviene sulla questione e rende nota la posizione dell’organizzazione sindacale. “Qualora tale ricostruzione fosse confermata – afferma – le conseguenze operative sarebbero rilevanti. Per rendere disponibili quattro celle idonee, si è resa necessaria una significativa movimentazione di detenuti, con il conseguente prolungamento straordinario e non programmato dell’orario di servizio del personale della Polizia penitenziaria, trattenuto oltre il turno ordinario. Le operazioni si sono svolte in condizioni di particolare complessità, aggravate dalla fatica degli operatori e dalla cronica carenza di organico che caratterizza l’istituto“. Poi aggiunge: “L’applicazione del 14-bis in sezioni ordinarie, con detenuti in regime aperto, ne attenua le caratteristiche restrittive, snaturando la ratio della misura e compromettendone l’efficacia. La situazione è resa ancora più critica dal sovraffollamento: circa 600 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 420 posti, con inevitabili ricadute sulle condizioni di lavoro del personale, già sottodimensionato rispetto alle esigenze operative“. Il Sindacato autonomo della polizia penitenziaria auspica più collaborazione da parte dell’amministrazione centrale, che tenga conto delle reali condizioni logistiche e organizzative degli istituti e chiede alle autorità competenti di riesaminare la decisione adottata, valutando il trasferimento dei detenuti in una struttura idonea.
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