La provincia di Terni registra per il 2026 una crescita del PIL stimata allo 0,49%, al di sotto della media regionale (0,66%) e nazionale (0,7%). A tracciare il quadro è Leonardo Patalocco, responsabile del Dipartimento sviluppo economico del PD Umbria, in un’analisi che individua nelle lacune strutturali del sistema produttivo e formativo locale le cause di un ritardo ormai cronico rispetto ai benchmark nazionali ed europei.
Manifattura ad alto volume, margini al minimo
Il paradosso economico ternano emerge con chiarezza dai dati sulla redditività industriale: nonostante la manifattura rappresenti il 47% dell’economia locale, l’EBITDA del settore industriale si ferma al 4,6%, un valore sensibilmente inferiore alla media umbra dell’8,3% e a quella nazionale. Come scrive Patalocco, «a Terni si produce molto ma si guadagna meno che altrove» — una sintesi che condensa le difficoltà di un tessuto produttivo orientato ai volumi ma debole sul fronte del valore aggiunto.
Il problema ha radici profonde. L’Umbria si colloca al 14° posto in Italia per investimenti nelle componenti ad alta intensità tecnologica della filiera produttiva: ricerca e sviluppo, brevetti, digitale e capitale umano. Ne derivano bassa produttività per occupato e un marcato disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, con effetti diretti sulla capacità del territorio di attrarre e trattenere competenze qualificate.
Il nodo della formazione e i talenti che partono
Il fenomeno più allarmante riguarda la mobilità dei giovani laureati. Nel 2024 il saldo migratorio di chi ha conseguito un titolo universitario ha fatto registrare -449 unità in Umbria, confermando un trend che Patalocco definisce «perennemente negativo tra i giovani laureati che tornano nella nostra regione e quelli che invece la lasciano». Un’emorragia di competenze che deprime ulteriormente le prospettive di crescita del territorio.
Per invertire questa dinamica, l’analisi indica come priorità la creazione di un dipartimento universitario dedicato all’intelligenza artificiale a Terni, con focus sugli aspetti tecnici, giuridici ed etici della materia, affiancato da master ITS e IFTS, accademie specializzate e hub tecnologici orientati alla nascita di startup e imprenditorialità giovanile.
AST-Arvedi e l’acciaio verde: opportunità da costruire
In controtendenza rispetto al quadro generale si colloca il piano industriale del Polo Siderurgico AST-Arvedi, che destina 35 milioni di euro all’anno dal 2026 al 2028 alla trasformazione del sito di viale Brin verso un modello di acciaio verde, attraverso efficienza energetica e utilizzo dell’idrogeno. Un progetto «fondamentale per la sostenibilità del sito», secondo l’analisi, ma il cui effetto moltiplicatore sull’indotto locale rimane «tutto da decifrare», anche per l’assenza delle condizioni di contesto necessarie a valorizzarlo appieno.
Sul piano della competitività digitale, Terni si posiziona al di sotto di Perugia sia per numero di imprese attive nell’innovazione sia per redditività delle stesse, segnalando un ritardo che richiede interventi mirati e coordinati.
Strumenti disponibili, risultati assenti
L’analisi dedica ampio spazio agli strumenti di policy già attivi ma scarsamente sfruttati. L’area di Crisi Terni-Narni ha raccolto oltre 20 progetti imprenditoriali per investimenti superiori ai 30 milioni di euro, rimasti privi di risultati concreti. La ZES — Zona Economica Speciale — mette a disposizione crediti d’imposta per chi investe nel territorio, ma non risulta adeguatamente promossa a livello locale.
Sul fronte dell’amministrazione comunale, il documento è esplicito: «non si vede il lavoro dell’amministrazione comunale di Terni», che non avrebbe promosso investimenti nel terziario né elaborato un piano strutturato per il commercio, in assenza di una strategia organica su decarbonizzazione, idrogeno e ricerca applicata.
La strada indicata: qualità degli investimenti, non quantità
La traiettoria di ripresa delineata dall’analisi non passa per un aumento indifferenziato degli investimenti, ma per una loro riqualificazione verso le parti della filiera ad alto valore aggiunto: macchinari evoluti, capitale umano specializzato e integrazione nei segmenti più innovativi dei processi produttivi. Il soggetto pubblico è chiamato a operare come catalizzatore, costruendo sinergie strutturali tra scuola, università, mondo del lavoro e imprenditoria giovanile, e a posizionarsi come fornitore di servizi flessibili e tempestivi per gli attori economici locali.
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Cosi Parlano a terni quelli che sono i maggiori responsabili del disastro attuale sia a livello comunale (fallito con loro nel 2018) che attualmente a livello de sta porcata de regione con aumenti di tasse per pensionati e stipendiati servizi erogati come e peggio di prima con tutte le altre mazzate che arrivano tra trasporti e monnezza la faccia come 12 culi….