Tre medici del reparto di ortopedia dell’ospedale Santa Maria di Terni sono stati condannati dalla Corte dei Conti dell’Umbria a risarcire l’azienda ospedaliera ternana, a seguito di un’infezione ospedaliera contratta da un paziente dopo un intervento di artroprotesi al ginocchio eseguito il 6 febbraio 2007. La vicenda, che ha impegnato la giustizia sia in sede civile — con un risarcimento già corrisposto al paziente di 100.000 euro — sia in quella contabile, si è conclusa con condanne differenziate per i sanitari coinvolti e un’assoluzione. Ne riferisce Il Messaggero
Le condanne e gli importi stabiliti dalla Corte dei Conti
La procura regionale contabile, che aveva depositato l’atto di citazione il 29 settembre scorso richiedendo un risarcimento complessivo di 63.400 euro, ha ottenuto la condanna di tre dei cinque medici chiamati a rispondere dei fatti. Al primario dell’epoca del reparto di ortopedia è stato richiesto il pagamento di oltre 17.000 euro; al chirurgo che eseguì l’intervento di protesi al ginocchio la cifra scende a 9.500 euro; un terzo medico, accusato di non aver prescritto una terapia antibiotica adeguata né gli esami necessari per identificare l’infezione, è stato condannato a versare 5.700 euro. Un quarto sanitario è stato assolto, mentre un quinto — assistito dall’avvocato Valerio Provaroni — aveva optato per il rito abbreviato, pagando poco più di 3.000 euro.
La ricostruzione del caso clinico
Secondo quanto riportato negli atti giudiziari, il paziente fu sottoposto a profilassi antibiotica di routine al momento dell’operazione. Già dopo due giorni dall’intervento comparve la febbre e la ferita presentava una necrosi, condizione che rese necessario un primo intervento di pulizia chirurgica il 28 febbraio 2007. Il 5 marzo il paziente venne dimesso, ma senza una terapia antibiotica specifica. Il mese successivo, con la ferita ancora aperta, gli esami diagnostici rilevarono la presenza di un batterio.
Il quadro clinico continuò a peggiorare: il 15 maggio si rese necessario un nuovo ricovero, durante il quale fu accertata la positività allo stafilococco aureo, trattata con antibiotici. Nonostante le cure, la lesione non mostrava miglioramenti e tra la fine di maggio e il gennaio 2008 il paziente fu sottoposto a diversi interventi chirurgici. Nel corso del mese di maggio successivo emerse un’infezione articolare alla protesi del ginocchio sinistro, che richiese un ulteriore ciclo di terapia antibiotica. Una radiografia eseguita il 20 maggio evidenziò seri problemi strutturali, spingendo i medici, dopo ulteriori visite e controlli estivi, a consigliare la rimozione della protesi in un centro ortopedico specializzato.
Un percorso durato quasi due anni
Il calvario del paziente si protrasse per circa due anni dall’intervento originario, tra ricoveri ripetuti, trattamenti antibiotici e operazioni successive, fino alla definitiva rimozione della protesi. L’infezione ospedaliera, non debellata nel corso dei mesi, aveva reso impossibile il mantenimento del dispositivo impiantato, compromettendo in modo significativo la qualità di vita del paziente.
Il procedimento davanti alla magistratura contabile si inserisce nel quadro del danno erariale subito dall’azienda ospedaliera ternana, che aveva già provveduto a risarcire in sede civile il paziente con 100.000 euro. La Corte dei Conti ha dunque valutato le responsabilità individuali dei sanitari, determinando quote differenziate in base al ruolo e alle omissioni contestate a ciascuno.
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