Francesco Andreani (Architetto e Urbanista) – Dal progetto alla cura quotidiana

Non conta solo realizzare grandi interventi servono manutenzione, presenza e attenzione quotidiana agli spazi urbani

Francesco Andreani

Nel suo intervento ha distinto tra diversi livelli di verde urbano. Perché è una distinzione importante?
Perché il verde non è un blocco unico. Ci sono i grandi parchi, i parchi di quartiere, ma anche una dimensione più diffusa e meno evidente, fatta di piccoli interventi e di cura quotidiana. Se non distinguiamo questi livelli, rischiamo di concentrarci solo sui grandi progetti e di trascurare tutto ciò che rende davvero vivibile la città.

Lei ha parlato di cura urbana. Che cosa significa concretamente?
Significa prestare attenzione al dettaglio. Non solo progettare nuovi spazi, ma prendersi cura di quelli esistenti. Questo include la manutenzione, l’arredo urbano, la qualità dei materiali, la presenza di elementi verdi anche temporanei. È un lavoro continuo, che non finisce con la realizzazione di un progetto.

Nel dibattito ha citato anche esempi di interventi temporanei. Che ruolo possono avere?
Possono avere un ruolo importante, soprattutto in fase sperimentale. In alcune città si usano strutture leggere per introdurre verde, ombra e mitigazione climatica anche in modo temporaneo. Sono interventi che permettono di testare soluzioni e di migliorare rapidamente la qualità degli spazi.

Terni parte davvero da zero su questi temi?
No, e questo è un punto importante. La città ha già una storia urbanistica che prevedeva spazi verdi e una certa qualità progettuale. Il problema è che molte di queste previsioni non sono state completate o valorizzate nel tempo.

Ha citato il tema dei comparti incompiuti. Perché è rilevante?
Perché rappresentano opportunità non sfruttate. Ci sono parti di città che avrebbero dovuto svilupparsi in un certo modo e che invece sono rimaste a metà. Intervenire lì significa completare un disegno e migliorare la qualità complessiva del tessuto urbano.

Qual è la direzione più interessante per il futuro?
Lavorare sulla continuità. Non solo grandi opere, ma una trasformazione diffusa, fatta di interventi piccoli e medi che, messi insieme, cambiano il volto della città.

Redazione

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