Di nuovo un dramma al carcere di Terni. Attono alle 13 di ieri un detenuto di origini campane appartenente al circuito della media sicurezza è riuscito ad arrampicarsi sul tetto dell’istituto penitenziario di Terni, legandosi un lenzuolo attorno al collo e minacciando di gettarsi nel vuoto. L’uomo, già noto agli operatori per precedenti comportamenti autolesivi e autosoppressivi, si trovava in evidente stato di agitazione. A sventare la tragedia sono stati due Sovrintendenti della Polizia Penitenziaria, saliti prontamente sul tetto per avviare una lunga trattativa conclusasi con successo. L’episodio riaccende i riflettori sulle condizioni critiche in cui opera il personale negli istituti di pena italiani, dove il sovraffollamento cronico e la carenza di organico rendono la gestione delle emergenze sempre più complessa.
La dinamica dell’intervento
Il detenuto ha impiegato abilità e determinazione per raggiungere la sommità della struttura, eludendo i normali controlli. Una volta sul tetto, ha utilizzato un lenzuolo come strumento per mettere in atto la minaccia, portando i presenti ad attivare immediatamente le procedure di emergenza. I due Sovrintendenti intervenuti — descritti dal sindacato come «agenti non più giovanissimi» — non hanno esitato a salire sul tetto e ad avviare una mediazione prolungata ed estenuante. Nonostante la determinazione iniziale dell’uomo, la trattativa condotta con metodo e professionalità ha convinto il detenuto a desistere dal gesto.
La denuncia del SAPPE Umbria
Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), per voce del suo Segretario nazionale per l’Umbria Fabrizio Bonino, ha espresso piena solidarietà ai due Sovrintendenti e a tutto il personale della casa circondariale di Terni, trasformando l’episodio in un atto di denuncia formale nei confronti delle istituzioni competenti.
«Quello di oggi è l’ennesimo episodio che dimostra come la Polizia Penitenziaria sia lasciata sola a gestire l’emergenza» — ha dichiarato Bonino — «Due colleghi non più giovanissimi hanno rischiato la vita per salvare quella di un detenuto. Hanno fatto il loro dovere, ma è un dovere ormai al limite dell’eroismo quotidiano. Il carcere di Terni è una polveriera: sovraffollamento, personale ridotto all’osso, detenuti con gravi fragilità psichiche. Chiediamo al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Governo interventi strutturali immediati: più agenti, corsi di gestione delle crisi e una vera politica di riduzione del sovraffollamento. Altrimenti, prima o poi, una trattativa come quella di oggi potrebbe finire in tragedia, e la responsabilità ricadrà su chi da anni chiude gli occhi.»
Le richieste al DAP e al governo
Il SAPPE Umbria individua tre direttrici di intervento urgente rivolte al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e all’esecutivo nazionale:
- Assunzione e redistribuzione di personale, per portare gli organici a livelli adeguati rispetto alla popolazione detenuta effettivamente presente;
- Formazione specifica sulla gestione delle crisi, inclusi protocolli di mediazione per situazioni ad alto rischio come quella di oggi;
- Politiche strutturali di riduzione del sovraffollamento, attraverso misure alternative alla detenzione e una pianificazione penitenziaria di lungo periodo.
Il sindacato sottolinea che episodi analoghi si verificano con frequenza crescente in tutta Italia, e che la risposta delle istituzioni si è finora limitata a dichiarazioni di intento prive di seguito concreto.
Un fenomeno sistemico
L’episodio di Terni non rappresenta un caso isolato nel panorama penitenziario nazionale. Il sovraffollamento delle carceri italiane è una criticità strutturale documentata da anni da organismi nazionali e internazionali, con tassi di affollamento che in molti istituti superano abbondantemente la capienza regolamentare. La presenza di detenuti con fragilità psichiatriche all’interno del circuito ordinario aggrava ulteriormente il carico operativo sugli agenti, chiamati a svolgere funzioni di contenimento della crisi per le quali non sempre dispongono di strumenti adeguati.
La Polizia Penitenziaria si trova così a operare in un contesto dove la gestione dell’ordine e della sicurezza si intreccia quotidianamente con situazioni che richiederebbero competenze sanitarie e psicologiche specializzate, in assenza di un supporto istituzionale proporzionato alle esigenze reali.
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Ho letto l articolo…parlano di sovraffollamento..
Ma quanti cacchio ce ne stanno li dentro..tutta Terni in pratica.. perché il carcere è grande parecchio….
Boh..