Perché considera decisivo il fattore tempo?
Perché ogni anno che passa rende tutto più complicato. Aumentano i costi, si allungano le procedure amministrative e il rischio concreto è quello di non vedere mai realizzata l’opera. Oggi il vero problema è capire se si vuole davvero costruire il nuovo ospedale oppure continuare a rinviare. Da troppo tempo Terni vive una situazione fatta di annunci, cambi di impostazione e nuove ipotesi che finiscono ogni volta per rallentare tutto. Nel frattempo però i bisogni sanitari della città continuano a crescere e la struttura attuale deve affrontare difficoltà sempre maggiori.
Colle Obito resta la soluzione più concreta?
Secondo me sì, soprattutto per una ragione molto semplice: i terreni sono già pubblici. Appartengono all’azienda ospedaliera e alla Usl. Questo significa evitare espropri, ricorsi, varianti complicate e anni di contenziosi amministrativi. È un vantaggio enorme che spesso viene sottovalutato nel dibattito pubblico. Quando si parla di opere di questa dimensione bisogna ragionare anche sui tempi reali di realizzazione e sugli ostacoli burocratici che potrebbero emergere scegliendo altre aree.
Ha criticato alcune localizzazioni alternative. Perché?
Perché bisogna confrontarsi con la realtà urbanistica della città e non soltanto con ipotesi teoriche. Ci sono aree che presentano problemi evidenti di traffico, viabilità o rischio idraulico. Non basta indicare un terreno sulla carta senza valutare concretamente cosa comporterebbe costruire lì un ospedale. Una struttura sanitaria di questo livello deve essere facilmente raggiungibile, ben collegata e inserita in un contesto sostenibile anche dal punto di vista dei servizi e della mobilità.
Nel suo intervento ha ricordato che parte dell’attuale ospedale è relativamente recente.
Alcuni reparti sono stati realizzati o ristrutturati negli ultimi quindici anni e questo significa che non tutto può essere considerato vecchio o inutilizzabile. Per questo trovo sbagliato parlare genericamente di “ospedale vecchio”. Bisogna distinguere ciò che è ormai superato da quello che invece può ancora essere valorizzato e integrato in un nuovo progetto. Ci sono investimenti importanti fatti nel tempo che non possono essere semplicemente ignorati.
Quanto conta il rapporto con l’università?
Conta moltissimo. Separare università e ospedale sarebbe un errore strategico per il futuro della sanità ternana. La presenza degli studenti, degli specializzandi e delle attività legate alla ricerca rappresenta un elemento fondamentale per la qualità del sistema sanitario. Ospedale e università devono continuare a lavorare insieme, perché la formazione dei medici e il rapporto con le attività scientifiche aiutano anche a mantenere alto il livello professionale delle strutture sanitarie.
Nel suo intervento ha richiamato anche il tema delle professionalità sanitarie.
Sì, perché un ospedale non è fatto soltanto di muri o tecnologie. La qualità della sanità dipende soprattutto dalle persone che ci lavorano. Se si vogliono mantenere o attrarre professionisti di livello bisogna dare certezze, programmazione e prospettive chiare. Continuare per anni in una situazione di incertezza non aiuta né il personale sanitario né la capacità dell’ospedale di crescere e rafforzarsi.
Ha parlato anche delle responsabilità politiche accumulate negli anni.
Per troppo tempo ci sono stati annunci, rinvii e progetti mai conclusi. Ogni volta si è ripartiti da nuove discussioni senza arrivare a una scelta definitiva. E il rischio oggi è ripetere lo stesso schema: aprire continuamente nuove ipotesi senza decidere davvero. A un certo punto bisogna avere il coraggio di fare una scelta concreta e portarla avanti con serietà.
Quanto pesa oggi il clima di incertezza attorno al nuovo ospedale?
Pesa sia tra i cittadini sia tra chi lavora nella sanità. Quando una città discute per decenni della stessa opera senza vedere risultati concreti cresce inevitabilmente la sfiducia; servono chiarezza, programmazione e soprattutto capacità di arrivare a una decisione realizzabile
I contrari all’ammodernamento e ampliamento di Colle Obito dicono che è lontano dalle grandi vie di comunicazione ma un ospedale costruito secondo criteri moderni dev’essere a ridosso di queste. Come si può affrontare questa criticità?
Si risolve in modo semplicissimo: realizzando una bretella che parta dalla rotonda di via Urbinati, a ridosso dell’ingresso del Santa Maria, e che si colleghi scendendo a Santa Maria Maddalena, allo Staino allungandosi infine fino a Cervara e dunque all’imbocco in Valnerina della Terni – Rieti, dunque a tutte le grandi vie di comunicazione. Di questa bretella si parla da trent’anni e c’è già negli uffici comunali una progettazione avanzata. Tra l’altro in più occasione la Regione si è detta disponibile a finanziarla in quanto strategica. In questo modo si risolverebbe la maggiore criticità del sito e nel contempo si migliorerebbe il sistema città.
Qual è il punto centrale del suo ragionamento?
Bisogna partire da ciò che è concretamente realizzabile. Terni non può permettersi altri dieci o quindici anni di attesa. Continuare a discutere senza decidere rischia soltanto di indebolire ulteriormente il sistema sanitario e di far perdere alla città un’occasione importante.
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