La Regione Umbria chiede un intervento urgente del Governo e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti contro la delibera 49/2026 dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), ritenuta potenzialmente dannosa per il trasporto pubblico ferroviario regionale e per i pendolari umbri diretti a Roma. L’allarme è stato lanciato dall’assessore regionale ai Trasporti Francesco De Rebotti nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi a Palazzo Donini, sede della giunta regionale di Perugia.
Il nodo della capacità: dall’85 al 40 per cento
Il punto più controverso della delibera riguarda la riduzione della quota di tracce ferroviarie riservate ai servizi pubblici in caso di conflitto con operatori privati. La proposta dell’Art prevede che tale quota possa scendere dall’attuale 85% fino al 40%, una riduzione che De Rebotti ha definito capace di “modificare profondamente l’equilibrio tra trasporto pubblico e servizi a mercato”.
La direttrice Umbria-Roma è quella che desta maggiore preoccupazione: su questo corridoio i treni dei pendolari subirebbero ulteriori rallentamenti e limitazioni, aggravando una situazione già critica causata dalla priorità attualmente assegnata ai servizi di mercato.
La soglia dei 250 km/h e la flotta regionale
Un secondo fronte di conflitto riguarda la velocità minima di 250 km/h che la delibera fisserebbe come requisito per l’accesso ad alcune infrastrutture strategiche, tra cui la linea Direttissima. La Regione Umbria ha investito nel rinnovo della propria flotta ferroviaria a partire dal 2018 e sta per mettere in servizio nuovi treni con velocità massima di 200 km/h: una soglia inferiore a quella prevista dalla delibera, che renderebbe di fatto inutilizzabili tali infrastrutture per i convogli regionali.
“Si tratta di un investimento importante, programmato fin dal 2018, che rischia di essere quasi del tutto vanificato da una scelta che non tiene conto delle caratteristiche del servizio regionale”, ha dichiarato De Rebotti.
Pendolari marche-umbria: il criterio della stazione di partenza
La delibera introduce inoltre un nuovo criterio di classificazione dei treni pendolari basato sull’orario di partenza dalla stazione di origine. Questo parametro penalizzerebbe specificamente i collegamenti tra Marche, Umbria e Roma: alcuni treni che transitano attraverso l’Umbria svolgono una funzione pendolare essenziale per i cittadini umbri, ma partono dalle Marche prima delle sei del mattino, escludendoli così dalla categoria “pendolari” secondo i nuovi criteri. La Regione chiede che venga considerata la stazione di arrivo come parametro classificatorio.
Gli accordi quadro già sottoscritti a rischio
L’assessore ha espresso contrarietà anche rispetto alla possibilità che le nuove disposizioni producano effetti retroattivi sugli accordi quadro già sottoscritti, mettendo in discussione le garanzie di servizio programmate per i prossimi anni. Sul piano istituzionale, la Regione Umbria ha già presentato osservazioni formali sulla delibera, insieme ad altre amministrazioni del Centro Italia, e ha avanzato la richiesta di un confronto urgente con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
“Non si tratta di una battaglia politica, ma della tutela di un diritto fondamentale. Parliamo di migliaia di persone che ogni giorno utilizzano il treno per raggiungere il posto di lavoro, l’università o altri servizi essenziali”, ha sottolineato De Rebotti, invocando “un ruolo di regia nazionale per garantire un equilibrio sostenibile tra l’alta velocità e il trasporto pubblico regionale”.
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Fa ricorso al Tar