Arriva la sanità privata ad Orvieto, protesta il Comitato civico per quella pubblica

Il Comitato Orvietano per la Salute Pubblica critica l'espansione del privato convenzionato e chiede il rilancio dell'ospedale "Santa Maria della Stella"

Il Comitato Orvietano per la Salute Pubblica ha preso posizione in modo netto sull’inaugurazione del nuovo polo ambulatoriale CIDAT a Orvieto, definendola una risposta insufficiente alla crisi sanitaria del territorio. Con una nota indirizzata al presidente della Regione Umbria e ai consiglieri regionali, il Comitato mette in guardia dal rischio che l’espansione del privato convenzionato avvenga a scapito del potenziamento dell’ospedale pubblico “Santa Maria della Stella”.

La struttura inaugurata — oltre mille metri quadrati con risonanza magnetica da 1,5 Tesla, TAC a 64 strati, mammografia, radiologia tradizionale, MOC e altre apparecchiature diagnostiche avanzate — è stata presentata da esponenti di entrambi gli schieramenti politici come un traguardo importante per il comprensorio orvietano. Un entusiasmo che il Comitato non condivide, almeno non senza riserve.

Lo squilibrio che preoccupa

Al centro della critica vi è una coincidenza temporale che il Comitato ritiene significativa: mentre l’apertura del CIDAT otteneva ampio risalto mediatico, passava quasi inosservata la scadenza del concorso per 20 dirigenti medici a tempo indeterminato con rapporto esclusivo, destinati proprio al presidio ospedaliero di Orvieto. Un segnale, secondo il Comitato, dell’attenzione disomogenea riservata alle due realtà sanitarie del territorio.

Il rischio denunciato è quello di una progressiva riduzione dell’ospedale pubblico a presidio dedicato alle urgenze e alle cronicità più complesse, mentre le prestazioni ambulatoriali, diagnostiche e riabilitative più remunerative migrano verso il privato accreditato.

Tre meccanismi critici

Nella nota, il Comitato illustra tre dinamiche concrete attraverso cui l’espansione del privato convenzionato, se non governata con rigore, può indebolire il sistema pubblico anziché rafforzarlo.

Il primo è la selezione del rischio: le strutture private tendono a concentrarsi sulle attività a maggiore redditività e basso rischio, lasciando al pubblico i costi di pronto soccorso, terapie intensive e patologie croniche complesse.

Il secondo riguarda la fuga del personale medico: senza adeguati investimenti e assunzioni, gli ospedali pubblici periferici diventano sempre meno attrattivi rispetto alle strutture private convenzionate, con un conseguente impoverimento progressivo delle strutture pubbliche.

Il terzo è quella che il Comitato definisce l’illusione dei tempi brevi: il convenzionamento non elimina automaticamente le liste d’attesa, poiché i fondi pubblici destinati alle prestazioni sono soggetti a tetti di spesa che si esauriscono rapidamente. Il risultato è che il cittadino si trova spesso costretto a scegliere tra lunghe attese nel pubblico e il pagamento diretto della prestazione nel privato.

Le 13.950 firme e la Radiologia in crisi

Il Comitato ricorda di aver consegnato in Regione, nell’aprile scorso, 13.950 firme di cittadini del territorio che chiedevano il potenziamento dell’ospedale di Orvieto — non l’espansione del privato convenzionato. Un dettaglio che rende ancora più stridente, secondo i firmatari, l’enfasi politica riservata all’inaugurazione del CIDAT.

Particolarmente critica appare poi la situazione del reparto di Radiologia dell’ospedale pubblico, descritto come in crisi strutturale senza precedenti, proprio mentre il nuovo centro privato viene dotato di tecnologie diagnostiche di ultima generazione.

Il Comitato ha annunciato che entro il mese di luglio organizzerà un’iniziativa pubblica dedicata a questi temi, con l’obiettivo di riportare il confronto al centro della comunità e delle responsabilità istituzionali. Il nodo centrale, secondo il Comitato, rimane politico: chi garantisce l’equilibrio tra pubblico e privato nella sanità locale? Il mercato o le istituzioni

Redazione

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