La decisione arriva dal giudice del lavoro Michela Francorsi, che ha accolto il ricorso presentato da una maestra di sostegno assistita dai Cobas della scuola di Terni tramite l’avvocato Alessio Ariotto. La docente, in servizio continuativo dal 2021 per circa 40 mesi, aveva accumulato una serie di contratti a tempo determinato presso la stessa scuola primaria della direzione didattica Mazzini. Ne dà conto il Corriere dell’Umbria
Secondo la sentenza, la ripetuta assegnazione della lavoratrice allo stesso istituto e sulla medesima cattedra oltre il limite dei 36 mesi configura un abuso dello strumento del contratto a termine, in contrasto con la clausola 5 dell’Accordo quadro europeo sul lavoro a tempo determinato. Il Tribunale ha evidenziato come il Ministero non sia riuscito a dimostrare l’esistenza di reali e concrete esigenze organizzative tali da giustificare, anno dopo anno, il ricorso a supplenze reiterate.
Nelle motivazioni viene richiamato un uso “distorto” del contratto a termine per coprire una situazione di strutturale scopertura del posto, che non può essere gestita attraverso il ripetersi di incarichi temporanei. Pur restando fermo il divieto di trasformazione automatica del rapporto di lavoro da tempo determinato a indeterminato nel pubblico impiego, il giudice ha riconosciuto il diritto della docente a un risarcimento del danno pari a quattro mensilità dell’ultima retribuzione, oltre a interessi e spese legali quantificate in circa 1.500 euro.
La sentenza si inserisce nel solco dei principi giurisprudenziali più recenti della Cassazione e della Corte di Giustizia dell’Unione europea, secondo cui la reiterazione abusiva dei contratti a termine deve essere sanzionata con un ristoro economico anche in assenza della stabilizzazione automatica del rapporto.
Il caso è stato seguito con attenzione dai Cobas scuola di Terni, che da tempo denunciano il fenomeno del precariato nel settore dell’istruzione. Secondo la referente sindacale Martina Canali, la decisione del Tribunale conferma che anche le supplenze su organico di fatto, quando ripetute su lungo periodo nella stessa sede, costituiscono una forma di abuso del sistema contrattuale.
Sulla stessa linea anche la referente provinciale Elisabetta Grimani, che sottolinea come la pronuncia rafforzi l’applicazione dei principi europei in materia di lavoro pubblico. Secondo il sindacato, la decisione potrebbe aprire la strada a ulteriori ricorsi da parte di docenti e personale ATA che hanno lavorato per anni in condizioni di precarietà continuativa.
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Se li zozzoni sono loro per primi di cosa vogliamo parlare?