Il Comune di Orvieto, capofila della zona sociale 12, non avrebbe ancora avviato le procedure concorsuali per l’assunzione a tempo indeterminato degli assistenti sociali destinati ai Pua, i Punti unici di accesso attivati all’interno delle case di comunità del territorio. A denunciarlo è la Lega intercomunale Spi Cgil dell’Orvietano, per voce della segretaria Anna Maria Laudadio, che chiede alle istituzioni locali di assumersi le proprie responsabilità sull’integrazione tra servizi sanitari e sociali.
Il nodo riguarda le ventisei assunzioni previste in tutta l’Umbria e finanziate con le risorse del nuovo Prina, il Piano regionale integrato per la non autosufficienza, pensato proprio per garantire il funzionamento dei Pua. Nonostante questi fondi siano già a disposizione dei Comuni, secondo il sindacato l’avvio delle pratiche concorsuali per la zona 12 non risulterebbe ancora partito.
Le interrogazioni della minoranza rimaste senza risposta
Laudadio ricorda che, nei mesi precedenti all’apertura della casa di comunità di Orvieto, la minoranza in consiglio comunale aveva già presentato interrogazioni per sollecitare l’amministrazione ad avviare con urgenza la procedura concorsuale, condizione necessaria per assicurare l’attivazione del servizio all’interno dei Pua. Secondo quanto riferito dal sindacato, il Comune non avrebbe dato seguito a quella richiesta.
Il Pua, Punto unico di accesso, è un modello organizzativo obbligatorio all’interno delle case di comunità: garantisce una risposta coordinata e un accesso unitario ai servizi sanitari, attraverso funzioni di assistenza al pubblico e supporto amministrativo ai pazienti. Nel territorio della zona sociale 12 insistono due case di comunità, quella di Orvieto e quella di Fabro.
“Un modello frenato a danno delle fasce più fragili”
Per la segretaria dello Spi Cgil, il ritardo nelle assunzioni rischia di compromettere proprio quella integrazione tra sanitario e sociale che la nuova organizzazione della medicina territoriale dovrebbe favorire. “Spiace che ci sia un’amministrazione comunale che frena questo modello e questa integrazione a danno di una popolazione fragile, anziana, con disabilità, con famiglie che continuano a rispondere personalmente a bisogni di cui la società dovrebbe farsi carico”, sottolinea Laudadio.
Il sindacato precisa comunque i confini delle competenze in gioco: ai Comuni non è affidata l’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari, che restano di competenza regionale e delle aziende sanitarie. Tuttavia, secondo Laudadio, il sindaco deve occuparsi prioritariamente delle questioni di salute e protezione sociale dei cittadini, esercitando un ruolo di controllo, proposta e rivendicazione nei confronti della Regione e delle aziende sanitarie. Da qui il giudizio critico sull’operato dell’amministrazione: “Risulta altamente inidoneo il ruolo del Comune di Orvieto, capofila della zona sociale 12”.
La richiesta di risposte alle istituzioni
Lo Spi Cgil dell’Orvietano chiude l’affondo chiedendo chiarezza pubblica: “Perché l’amministrazione comunale di Orvieto è indifferente a cogliere l’opportunità dell’assunzione a tempo indeterminato di assistenti sociali da destinare ai Pua? Perché le istituzioni del nostro territorio sono disinteressate a consentire l’integrazione tra sanitario e sociale? Reclamiamo risposte dalle istituzioni alle quali chiediamo di svolgere il ruolo che compete loro”.
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