“Premetto che prendo la parola come iscritto formalmente al Gruppo misto, ma lo faccio con un mandato politico chiaro da parte dei vertici di Forza Italia“. Una premessa, quella del consigliere comunale Guido Verdecchia, che non è piaciuta per nulla a Francesco Maria Ferranti, consigliere comunale anche lui e proprio di Forza Italia. Ne è nato così un battibecco che ha portato alla momentanea interruzione della seduta consiliare di palazzo Spada. Verdecchia, che di recente è entrato proprio in Forza Italia, aveva preso la parola dai banchi dell’opposizione per un suo intervento legato alla discussione e agli emendamenti del Documento unico di programmazione, sul quale era incentrata la seduta stessa.
Questione di regolamenti
La reazione di Ferranti, immediata, è stata legata proprio al fatto che Verdecchia abbia parlato a nome di Fi. “In questa assemblea – ha detto – si interviene ognuno per i gruppi che si rappresentano. Si è incaricati dai cittadini e non dai gruppi. I vertici? Per me, i vertici sono i 615 cittadini che mi hanno incaricato di rappresentarli qui, per qualcun altro sono persone che siedono al bar o negli uffici e, per altri ancora, cambiano nel tempo. Non è consentito, in quest’aula, prendere la parola per conto di altri. Chiedo alla presidente del Consiglio di far rispettare i regolamenti, altrimenti dovrò convocare una conferenza dei capigruppo nella quale chiederò agli altri un impegno per far rispettare il regolamento“. La presidente Sara Francescangeli ha precisato però di aver ricevuto “comunicazioni interne del partito che non competono alla presidenza, come quella di accogliere il consigliere Verdecchia nel gruppo di Forza Italia“. Anche se poi, in un secondo momento, dopo che Verdecchia ha ribadito di aver lavorato agli emendamnti insieme al partito di Forza Italia, ha ricordato al consigliere che lui è in questo momento espressione del Gruppo misto non essendo ancora approdato in quello di forzista. Ferranti, a quel punto, ha chiesto e ottenuto la sospensione della seduta, dicendo che “il consigliere Verdecchia non può continuare a rappresentare qui ciò che per legge non può rappresentare“. Poi, rivolgendosi con veemenza al collega: “Verdecchia, qui siamo in Italia, non nei sobborghi di Roma“.
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