A Terni, nel corso del 2025, l’andamento del credito bancario alle imprese ha registrato una crescita del 6,8%, in netta controtendenza rispetto al calo dello 0,3% osservato a livello regionale in Umbria. Il dato emerge dall’analisi degli indicatori economici provinciali diffusi a fine anno, che fotografano un territorio spaccato tra la solidità dei grandi poli industriali e le difficoltà delle micro e piccole imprese locali. Alla base di questa dinamica c’è soprattutto la specializzazione metallurgica del territorio, storico motore produttivo dell’area.
L’espansione del credito, tuttavia, non riguarda tutte le realtà imprenditoriali allo stesso modo. Sono le medie e grandi imprese a trainare la crescita, con i prestiti passati dal +6,9% di fine 2024 a un +16,1% nel 2025. Al contrario, le piccole imprese e le famiglie produttrici hanno subito una contrazione del credito rispettivamente del 5,1% e del 4,5%, segno di una crescente polarizzazione nell’accesso al finanziamento bancario.
A livello settoriale, il comparto manifatturiero è quello che beneficia maggiormente di questa fase espansiva, con un incremento dei prestiti del 45,6%, trainato dalla lavorazione dei metalli di base. Di segno opposto l’andamento delle costruzioni, in calo del 4,1%, e dei servizi, che arretrano del 4,3%, entrambi settori più legati al mercato interno e ai consumi di prossimità.
Sul fronte delle famiglie consumatrici, il 2025 ha segnato un’inversione di tendenza, con i finanziamenti tornati positivi (+2,1%) dopo un anno precedente negativo. Parallelamente si osserva un’evoluzione nelle scelte di risparmio: se i depositi in conto corrente delle famiglie continuano a crescere (+2,2%), cresce ancora di più la propensione verso forme di investimento più remunerative. I titoli a custodia segnano infatti un progresso complessivo del 10,2%, con gli investimenti in OICR in aumento dell’11,9% e i titoli di Stato in crescita dell’8,9%.
Sul piano della qualità del credito, il tasso di deterioramento complessivo resta stabile all’1,4%, ma dietro questo dato aggregato si nascondono differenze significative. Il segnale più critico riguarda le piccole imprese, il cui tasso di default è salito dall’1,1% al 3,0% in un solo anno. In tensione anche il settore dei servizi, con un deterioramento del 2,9%, mentre le costruzioni mostrano un miglioramento, con una riduzione di un punto percentuale dei crediti deteriorati.
Un ulteriore indicatore dello stato di salute economica del territorio è rappresentato dai protesti, che nel 2025 hanno raggiunto quota 487 casi, in aumento del 2,1% su base annua e del 7,1% nel solo secondo semestre. Il dato, concentrato soprattutto nel capoluogo, si accompagna però a una diminuzione degli importi coinvolti: il valore totale dei titoli protestati è sceso del 15,2% e l’importo medio del 16,9%, a indicare insolvenze più frequenti ma di minore entità economica.
Sullo sfondo resta il tema demografico: l’indice di vecchiaia della provincia è stimato in crescita fino a 295,2 punti nel 2026, quasi 300 anziani ogni 100 giovani, un fattore che pesa sulla tenuta dei consumi locali e del piccolo commercio. Nonostante questo, il mercato del lavoro ternano mantiene una performance migliore della media regionale, con un tasso di disoccupazione al 3,9% contro il 4,6% dell’Umbria.
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