Costi energetici, Ast chiede il rilancio del tavolo sull’Accordo di programma: rischio tagli

Il differenziale di prezzo dell'elettricità rispetto a Francia, Germania e Spagna mette a rischio produzione e occupazione allo stabilimento di Terni

l gruppo Arvedi-Ast ha riportato al centro del dibattito industriale umbro il tema dei costi energetici, chiedendo l’attivazione delle misure previste dall’Accordo di programma sottoscritto per lo stabilimento siderurgico di Terni. A sollevare la questione, in un comunicato diffuso nei giorni scorsi, è stato l’amministratore delegato Dimitri Menecali, secondo cui il differenziale di prezzo dell’energia tra l’Italia e i principali competitor europei starebbe erodendo la competitività del sito produttivo. La replica delle istituzioni regionali non si è fatta attendere: l’assessore allo Sviluppo economico e al Lavoro della Regione Umbria, Francesco De Rebotti, ha chiesto un’accelerazione nella riconvocazione del tavolo istituzionale, definendolo lo strumento attraverso cui azienda ed enti pubblici hanno assunto impegni reciproci sul futuro produttivo e occupazionale del sito ternano.

Secondo i dati diffusi da Arvedi-Ast, il costo complessivo dell’elettricità sostenuto dall’azienda si attesta a 128,54 euro al MWh, a fronte degli 87,58 euro pagati in Spagna, degli 85,65 euro in Germania e dei 52,69 euro in Francia. Un divario che, spiega la società, incide direttamente sui costi di produzione e rischia di tradursi in un aumento dei prezzi di vendita capace di mettere i prodotti fuori mercato, con ricadute dirette sui circa 2.550 lavoratori diretti e somministrati e sul migliaio di addetti dell’indotto. Nel comunicato l’azienda ha precisato di non chiedere condizioni di favore, ma di voler acquistare energia “a condizioni comparabili con quelle dei propri concorrenti”.

Le reazioni dalla Regione

Sul fronte regionale, l’assessore De Rebotti ha ricordato che quella dell’energia “non è una questione che emerge oggi”, essendo emersa già durante il lungo negoziato che ha preceduto la firma dell’Accordo di programma, dopo una fase di rinvii e difficoltà nel trovare condizioni utili a sostenere la competitività del sito. La Regione, ha sottolineato, avrebbe rispettato la propria tabella di marcia: entro nove mesi dalla sottoscrizione sono state completate le valutazioni del gruppo di lavoro regionale, è stato preadottato un disegno di legge sull’idroelettrico per agevolare la partecipazione societaria delle aziende energivore e sono stati rispettati i tempi per le autorizzazioni relative a landfill mining e discarica. Diverso il discorso per la rampa scorie, che entrerà in funzione dal primo ottobre, con alcuni mesi di ritardo rispetto agli impegni assunti dall’azienda.

Anche l’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia, Thomas De Luca, è intervenuto rivendicando il lavoro svolto dall’attuale Giunta, che avrebbe sbloccato l’intesa in 7-8 mesi dal proprio insediamento dopo uno stallo di oltre due anni. De Luca ha rivendicato come la Giunta abbia “dimostrato nei fatti il rispetto totale di ogni impegno preso”, attribuendo invece al Governo nazionale la responsabilità sui nodi più critici, tra cui il costo dell’energia, gli accordi con Enel e la regolamentazione sul recupero dei rottami ferrosi. Sulla stessa linea la presidente della Regione, Stefania Proietti, che ha sollecitato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a convocare un tavolo urgente, richiamando l’articolo 9 dell’Accordo di programma, che affida al Mimit la presidenza del comitato esecutivo incaricato di monitorare l’attuazione degli impegni.

Tra le richieste avanzate da Arvedi-Ast figurano l’accesso a una quota di energia idroelettrica prodotta dalla centrale umbra di Galleto a condizioni competitive e la piena operatività del contributo per l’utilizzo del rottame inossidabile, misure ritenute essenziali per salvaguardare competitività e occupazione. L’azienda ha inoltre ricordato investimenti superiori a 500 milioni di euro realizzati dal 2022, anno dell’acquisizione di Ast, orientati al riequilibrio delle capacità produttive e alla riduzione dell’impatto ambientale.

Le reazioni lato  Comune

Sul caso è intervenuto anche il consigliere comunale Claudio Batini, secondo cui è “inaccettabile” che il conto dell’inerzia politica ricada ancora una volta sui lavoratori ternani, con la Regione Umbria accusata di un atteggiamento passivo rispetto alla necessità di sollecitare Roma. Batini ha collegato la vicenda anche al tema dei costi legati al ciclo dei rifiuti, ritenuto un ulteriore fattore di pressione sulle imprese del territorio.

Gli assessori regionali, dal canto loro, hanno ribadito la disponibilità a portare il tema sui tavoli nazionali, sottolineando la necessità di strumenti concreti e di una visione di medio-lungo periodo per tutelare un sito considerato strategico per l’economia e l’occupazione umbra.

Redazione

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