Ci sono 19 milioni di euro destinati al mondo scolastico per le supplenze del personale Ata, vale a dire operatori e collaboratori scolastici. Ma l’Umbria non avrà nemmeno un soldo. Essa, così come altre tre regioni che sono la Sardegna, l’Emilia Romagna e la Toscana. La decisione è arrivata dal Ministero dell’istruzione e toglie di fatto a queste regioni, compresa l’Umbria, la possibilità di avere i fondi per reperire personale supplente in caso di carenza di addetti nelle scuole. Dura la reazione delle quattro amministrazioni regionali, con una nota congiunta firmata dagli assessori regionali all’Istruzione delle quattro Regioni, dunque anche dall’assessore umbro Fabio Barcaioli. Una nota nella quale si condanno questa decisione definendola come un’azione punitiva del Governo verso chi non ha accettato di attuare il dimensionamento scolastico regionale, con la richiesta del ripristino dei fondi anche per le quattro escluse.
L’attacco al Governo
Nella nota si afferma che il Governo abbia escluso le quattro regioni da questi finanziamenti proprio perché “non hanno proceduto autonomamente al dimensionamento scolastico“. Aggiungendo però che, di fatto, il dimensionamento c’è stato comunque, realizzato attraverso il commissariamento. “Le scuole – dicono i quattro assessori – sono state dimensionate, ma vengono private delle risorse necessarie per sostenerne gli effetti. Non si puniscono le Regioni, si puniscono le loro scuole, il personale e le comunità che ogni giorno garantiscono il servizio pubblico“. Si sostiene che il Governo Meloni esplicherebbe delle “fantasie punitive“, trasformando il finanziamento della scuola in una leva “per colpire chi non si è allineato alle proprie decisioni“. Ci si rivolge al ministro, Giuseppe Valditara: “Ci dovrebbe spiegare perché una supplenza Ata debba dipendere dalla procedura con cui una Regione ha subito il dimensionamento. Non esiste alcuna ragione legata al funzionamento delle scuole che giustifichi questa discriminazione“. La richiesta delle quattro Regioni, espressa dai rispettivi assessori, è più che esplicita: “Cancellare immediatamente questa vergognosa esclusione. Le risorse devono andare alle scuole che ne hanno bisogno, non soltanto a quelle amministrazioni che il Governo considera politicamente compiacenti“. Si fa intanto sapere che ci si sta già organizzando per mettere in campo tutte le iniziative necessarie a contrastare questa esclusione.
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