La Terza sezione della Corte d’Assise del Tribunale di Roma ha condannato all’ergastolo Mark Samson, giovane di origine filippina, per l’omicidio della ex fidanzata Ilaria Sula, studentessa ventiduenne di Terni. La sentenza è stata letta martedì nell’aula bunker di Rebibbia, al termine dell’ultima udienza. Il delitto risale a marzo 2025: la giovane fu uccisa con tre coltellate al collo in un appartamento di via Homs, nel quartiere Africano. I giudici hanno accolto le richieste della procura, riconoscendo le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della relazione affettiva con la vittima, oltre all’accusa di occultamento di cadavere.
La sentenza e la reazione della famiglia
Alla lettura del dispositivo erano presenti genitori, parenti e amici di Ilaria, oltre a un gruppo di studenti dell’Università La Sapienza, dove la ragazza studiava e che si è costituita parte civile. Samson era assente. All’uscita dal tribunale la madre, Gezine Sula, ha alzato gli occhi al cielo e ha mandato un bacio verso l’alto: «Riposa in pace figlia mia. Angelo mio, riposa in pace adesso». Il padre, Flamur Sula, ha dichiarato ai cronisti: «È stata fatta giustizia, ma l’ergastolo vero ce lo abbiamo noi, io e mia moglie. Lui ancora respira, mia figlia non respira più».
Il ritrovamento del corpo
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Ilaria fu aggredita nell’abitazione di Samson con spinte e pugni, poi colpita a morte con un’arma da taglio. Il corpo fu chiuso in una valigia e gettato in un dirupo nella zona di Capranica Prenestina, in provincia di Roma. Dopo la scomparsa, le ricerche e l’angoscia dei familiari, il cadavere fu ritrovato. Nei giorni precedenti l’imputato, impossessatosi del telefono della vittima, aveva tentato di far credere che la ragazza fosse ancora viva.
Le richieste della procura
L’accusa, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, ha sostenuto in aula la tesi dell’omicidio premeditato. La pm Maria Perna ha ricordato le condizioni in cui fu trovato il corpo: «Ho ancora presente quel cadavere nel dirupo e le condizioni in cui era». Ha poi aggiunto che Samson «non ha mai detto la verità» e che avrebbe mentito per non ammettere la premeditazione: «Questo non è stato un delitto di impeto». Per la procura il controllo sistematico delle conversazioni social della giovane, avviato dopo aver ottenuto le sue credenziali, sarebbe stato il primo passo di un percorso culminato nell’intento punitivo. Questo emergerebbe dalle chat con gli amici e dalle frasi sprezzanti riservate a Ilaria. La pm ha indicato «possesso e controllo» come le due emergenze che caratterizzano il delitto.
Il ruolo della madre dell’imputato
Nel corso delle repliche la procura ha contestato anche il racconto di Leonora Soleman Manlapaz, madre di Samson, rilevando «molte discrasie» e una «ricostruzione palesemente falsa». La pm l’ha definita «madre adesiva e complice dal punto di vista morale». La donna ha già definito la propria posizione giudiziaria con un patteggiamento a due anni di reclusione per concorso in occultamento di cadavere, aggravato dal nesso teleologico.
La posizione della difesa
I legali dell’imputato avevano chiesto di escludere le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della relazione affettiva e di riconoscere le attenuanti generiche. Nella replica hanno sollevato alcuni interrogativi: quando la vittima avrebbe assunto la caffeina rilevata dall’autopsia, e perché Samson avrebbe tentato di fermarsi a cena a casa di Ilaria se avesse già pianificato di ucciderla nella propria abitazione. La difesa ha inoltre osservato che, senza il ritrovamento del corpo da parte dell’imputato, il processo non si sarebbe celebrato. L’avvocato di parte civile Giuseppe Sforza ha invece definito «inascoltabile» il diritto alle attenuanti e ha sostenuto che la relazione sentimentale fosse ancora in essere la sera del delitto.
Il contesto della relazione
Ilaria e Mark stavano insieme da tempo. Dopo le bugie del ragazzo sui suoi studi universitari, la giovane aveva chiesto una pausa e maggiore spazio, richiesta che lui non era intenzionato ad accettare. Per farsi accogliere nell’appartamento romano della ragazza, Samson avrebbe finto di aver subìto un furto in casa. Avrebbe poi letto le sue chat private, comprese quelle con un ragazzo conosciuto tramite un’app di incontri. Dalle testimonianze emerge il ritratto di una giovane solare, sensibile e affettuosa.
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