Paolo Fresu e i Virtuosi Italiani: la magia della contaminazione musicale incanta la chiesa di San Francesco

Applausi a scena aperta per l'evento della Filarmonica Umbra con protagonisti il celebre trombettista sardo e l'ensemble che dal 1989 gira il mondo con progetti musicali sempre nuovi

Non era certo la prima volta a Terni per Paolo Fresu, ma ogni volta che il celebre trombettista jazz arriva in città, regala sempre un’emozione. Così è stato anche stavolta, nel concerto che – accompagnato dai Virtuosi italiani – l’artista sardo di fama mondiale ha tenuto sabato pomeriggio 1 febbraio alla chiesa di San Francesco, nell’ambito degli eventi fuori abbonamento del calendario per i 50 anni della Filarmonica Umbra.

Lo spettacolo, intitolato ‘Back to Bach’, rappresentava un incontro tra i linguaggi del barocco e del jazz. L’idea è quella di valorizzare l’improvvisazione, una caratteristica condivisa tanto dal jazz quanto dalla musica barocca, arricchendola con contaminazioni e influenze contemporanee. Nonostante le polemiche per un parterre riservato a poche persone, chi ha potuto assistere all’evento ancora una volta ha potuto godere dello spettacolo sublime di uno dei nomi di eccellenza del jazz italiano, ospitato in questo caso dall’ensemble italiana che dal 1989 fa della contaminazione musicale la sua cifra, una delle formazioni più attive e qualificate nel panorama musicale internazionale, regolarmente invitata nei più importanti teatri, festival e stagioni in tutto il mondo.

Viene loro riconosciuta una particolare attitudine nel creare progetti sempre innovativi, una costante ricerca nei vari linguaggi, che anche nel concerto di Terni sono emerse chiaramente. Il progetto ambizioso quanto intrigante, nasce dall’incontro tra Paolo Fresu e Alberto Martini, direttore dei Virtuosi Italiani. Il conseguente desiderio di entrare in maniera più approfondita l’uno nei repertori e nei linguaggi dell’altro, ha fatto il resto. Il programma è il risultato di una collaborazione sull’idea di accostare il repertorio e lo spirito della musica barocca al jazz e a due modi, che peraltro si integrano perfettamente, d’intendere l’improvvisazione.

Nel programma hanno trovato posto non solo composizioni d’epoca, ma anche composizioni espressamente realizzate da musicisti e compositori viventi con lo spirito ‘barocco’ dell’improvvisazione, dando vita a uno spettacolo intenso e variegato, in cui classici e contemporanei si sono incontrati in un affascinante e coinvolgente equilibrio.

Redazione

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