Lorenzo, ci racconti il tuo percorso universitario e come ti sei avvicinato all’impegno rappresentativo?
Ho frequentato i corsi di area economica dell’Università di Perugia nella sede di Terni tra il 2017 e il 2020, per la laurea triennale, poi per la magistrale condotta a Perugia fino al 2023. L’esperienza accademica è stata molto valida: ho avuto l’opportunità di partecipare a programmi internazionali in Belgio e negli Stati Uniti, oltre che a progetti formativi che mi hanno arricchito notevolmente. Tuttavia, come studente a Terni, ho vissuto anche i limiti strutturali ed ambientali di una sede che non riesce a esprimere appieno la sua potenzialità.
Quali criticità hai riscontrato durante il tuo percorso universitario a Terni?
La mancanza di un autentico ambiente universitario è la prima cosa che si nota. I servizi sono carenti, le occasioni di socialità e crescita personale fuori dall’aula sono limitate. Gli studenti spesso percepiscono di essere “di serie B” rispetto a quelli della sede di Perugia. È da questo disagio che è nata la nostra volontà di proporci come rappresentanti: per dare voce alle esigenze degli studenti ternani e cercare soluzioni concrete.
Quali proposte avete portato avanti come rappresentanti degli studenti?
Abbiamo puntato su tre obiettivi principali. Innanzitutto, chiedevamo la creazione di un dipartimento unico a Terni per conferire il giusto grado di autonomia gestionale ai corsi ternani e dare, così, identità alla sede universitaria. Poi, volevamo il recupero e la piena funzionalità delle strutture esistenti, come l’ultimo piano del polo di medicina e le strutture di Pentima. Infine, abbiamo insistito sull’internazionalizzazione e lo sviluppo di servizi adeguati: spazi comuni, mense, aree studio e un’offerta che favorisse l’aggregazione e la formazione di una coscienza condivisa del corpo studentesco. Una sede coesa e attrattiva è fondamentale.
Qual è oggi, secondo te, il ruolo che l’università dovrebbe avere nella trasformazione della città?
L’università può e deve essere uno strumento di crescita condivisa. Non solo per gli studenti, ma per tutto il territorio. Deve diventare un ponte tra Terni e il mondo, contribuendo a scrivere una nuova identità per la città, oltre la stagione industriale. Le direttrici da seguire sono tre:
- Infrastrutture: servono un vero campus o un sistema integrato che permetta economie di scala e servizi di qualità, superando, almeno parzialmente, la logica dei corsi “a silos” sparsi sul territorio.
- Ricerca ed economia del territorio: vanno ricercati gli strumenti adatti per creare incentivi e finanziamenti per attrarre e trattenere talenti, docenti e ricercatori, organizzando il tessuto economico-imprenditoriale della città intorno a questo obiettivo: penso alle esperienze dei dottorati c.d. “industriali” o agli spin-off della ricerca.
- Internazionalizzazione: Terni può e deve diventare un polo attrattivo per studenti italiani e stranieri, capace di offrire un’esperienza formativa e umana completa.
Ogni proposta avanzata dalle istituzioni universitarie che desiderano investire sul territorio ternano dovrà essere valutata sulla base della capacità di fornire e coniugare questi tre elementi.
Cosa serve per rendere tutto questo possibile?
Serve un progetto politico e culturale condiviso. Serve coraggio istituzionale, investimenti pubblici e privati, ma soprattutto una visione unitaria: l’università non è un corpo estraneo alla città, è parte integrante della sua rigenerazione. Solo così Terni potrà tornare ad attrarre giovani, idee, opportunità e futuro.
Seguici su
Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.