Durante il question time tenutosi a Palazzo Spada, il gruppo consiliare del Partito Democratico ha riportato al centro del dibattito pubblico la questione del teleriscaldamento a Terni, sollecitando l’Amministrazione comunale su un’infrastruttura definita da più parti strategica, ma mai attivata. L’interrogazione presentata dai consiglieri dem richiama con forza l’attenzione sull’impianto realizzato in collaborazione tra Comune e AST – Acciai Speciali Terni, progettato per recuperare il calore generato durante la lavorazione dell’acciaio inox e reimmetterlo nella rete urbana per il riscaldamento di edifici.
“Il Comitato Teleriscaldamento Città di Terni, da tempo chiede l’attivazione di un’opera strategica e già pronta, in grado di portare benefici ambientali, economici e sociali”, hanno ricordato i consiglieri Pd, evidenziando che si tratterebbe di calore pulito, generato da impianti alimentati esclusivamente con elettricità e idrogeno, destinato a diventare verde.
Secondo l’interrogazione, l’unico ostacolo esistente fino alla scorsa amministrazione era il rinnovo della convenzione tra Comune e AST, scaduta nel gennaio 2021. “L’attivazione non è più rimandabile”, hanno affermato i consiglieri, segnalando inoltre che molti cittadini delle vie Lazio, Campania, Toscana e Marche – dove gli immobili sono predisposti per il teleriscaldamento sin dal 2005 – rischiano di perdere l’accesso all’ecobonus, che coprirebbe i costi di allaccio pari a circa 3.000 euro a condominio. “Un’opportunità che sfumerebbe, insieme alla fiducia riposta in un progetto annunciato ma mai concretizzato”, hanno aggiunto.
L’interrogazione richiama anche il Progetto di efficientamento energetico e Global Service degli impianti comunali, promosso dall’ex assessora Benedetta Salvati, che prevedeva non solo l’avvio del sistema ma anche l’estensione della rete di distribuzione per raggiungere nuovi utenti.
“Nel 2022 il Ministero dell’Ambiente ha stanziato 26 milioni per il Piano di Recupero della Qualità dell’Aria a Terni. Risorse che si possono e si devono utilizzare anche per questa infrastruttura”, ha sottolineato il Pd.
A rispondere è stato l’assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Maggi, che non ha usato mezzi termini: “Sul teleriscaldamento siamo all’anno zero”. Secondo Maggi, l’infrastruttura – progettata 25 anni fa e realizzata oltre 20 anni fa – è ferma dal 2017, senza che vi siano stati passi concreti verso l’attivazione. “Si sono registrate solo ipotesi di collaborazioni con soggetti privati, ma è venuto a mancare il presupposto fondamentale: la convenzione con AST è scaduta e senza quella manca l’energia necessaria per alimentare l’impianto”, ha spiegato.
L’assessore ha riconosciuto il valore strategico del progetto, ma ha chiarito che la sua eventuale riattivazione è subordinata alle interlocuzioni in corso tra AST e il Comune, che dovranno avvenire in sintonia con i piani di ammodernamento industriale della società. “Solo dopo queste valutazioni sarà possibile riprendere il percorso”, ha aggiunto.
Maggi non ha mancato di rivolgere una stoccata al Partito Democratico, sottolineando: “Mi meraviglia che la questione sia posta proprio dal Pd, partito che era al governo della città quando il progetto è stato generato. Avevate tutte le condizioni favorevoli, a partire dalla convenzione allora in vigore con AST”.
Infine, l’assessore ha mosso una critica di metodo: “Il Pd ha chiesto una risposta scritta alla sua interrogazione, quasi temesse che le parole dell’assessore in aula potessero essere portate a conoscenza della cittadinanza”.
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