Una situazione allarmante è emersa all’interno della casa circondariale di Vocabolo Sabbione, nel carcere di Terni, dove i nuovi agenti di polizia penitenziaria sono stati costretti a vivere in condizioni di estrema difficoltà. Secondo quanto denunciato dal sindacato Osapp, che rappresenta gli operatori di polizia penitenziaria, il trattamento riservato ai neo-assunti è ben lontano dalle promesse fatte in fase di ingresso. Anziché accogliere i nuovi servitori dello Stato in strutture adeguate, secondo il sindacato l’istituto ha trasformato alcuni locali in rifugi d’emergenza.
La questione si riaccende in occasione della prossima visita del nuovo provveditore per l’Umbria e le Marche Liberato Guerriero, previsto per il 27 Novembre. E sicuramente sarà oggetto di discussione
Le condizioni descritte dal sindacato sono lontane dalla dignità professionale e dalla sicurezza che ogni agente dovrebbe poter garantire nel proprio ambiente di lavoro. “Non si tratta solo di un problema di comfort”, afferma Roberto Esposito, segretario regionale dell’Osapp per l’Umbria, “ma di un serio rischio per la sicurezza operativa e la salute mentale degli agenti”. Le immagini fornite dal sindacato mostrano come le camere siano state ricavate in ambienti non adeguati, come una palestra o una sala conferenze, privi di privacy e con letti accostati. Inoltre, i servizi igienici insufficienti non sono compatibili con le necessità di un ambiente lavorativo che richiede alta concentrazione e riposo.
L’Osapp non solo denuncia la mancanza di rispetto della dignità professionale, ma evidenzia anche una disparità di trattamento all’interno dello stesso istituto. Mentre gli agenti di polizia penitenziaria appena assunti sono costretti a convivere in spazi improvvisati, i colleghi del Gruppo Operativo Mobile (GOM), assegnati allo stesso carcere, godono di alloggi separati, con camere singole o doppie. Esposito sottolinea l’iniquità di una tale situazione: “Non esistono poliziotti di serie A e di serie B”, ma questa gestione sembra voler sancire una differenza che mortifica chi ha appena giurato fedeltà alla Repubblica.
Un altro aspetto preoccupante della vicenda riguarda i rischi operativi derivanti dalle condizioni inadeguate. L’impossibilità di recuperare energie in un ambiente tranquillo può compromettere la lucidità degli agenti, necessaria per garantire la sicurezza dell’istituto. L’affollamento degli spazi, unito alla scarsità di servizi igienici, non solo costituisce una violazione della dignità dei lavoratori, ma può anche influire negativamente sulla gestione dell’ordine e della sicurezza all’interno del carcere.
L’Osapp ha già preso provvedimenti formali, inviando una diffida alle autorità competenti, chiedendo una soluzione immediata. “Non ci limitiamo alla protesta, ma proponiamo una soluzione logica e urgente”, afferma il sindacato. La proposta consiste nell’invertire l’uso degli spazi: alcune stanze già presenti all’interno della caserma agenti, utilizzate come spogliatoi, potrebbero essere destinate a camere per i nuovi agenti, mentre l’attuale dormitorio dovrebbe tornare ad essere utilizzato come spazio comune o palestra. L’Osapp ha sollecitato una convocazione urgente delle istituzioni, avvertendo che fino a quando non verranno apportati cambiamenti, continueranno a dare voce al disagio degli agenti.
Non solo Osapp: anche Sappe
Sulle condizioni del personale di polizia penitenziaria- e di riflesso dei detenuti- si esprime anche il Sappe, per bocca del segretario per l’Umbria Fabrizio Bonino – che in una lettera aperta al provveditore, nell’accogliere l’invito, parla di disponibilità alla collaborazione per migliorare le condizioni dei detenuti, ma anche di essere sempre pronto alla protesta se le cose non cambieranno.
“La Polizia Penitenziaria umbra ripone in Lei e in questo nuovo corso grandi speranze di riscatto e di miglioramento- si legge – Una situazione lavorativa che, a causa della gestione del Provveditorato di Firenze – dal quale non vediamo l’ora di svincolarci definitivamente – è stata progressivamente trascurata, quando non addirittura peggiorata. Il personale ha sofferto la lontananza di un’amministrazione percepita come distante e poco sensibile.”
“Siamo disponibili – prosegue – a una collaborazione leale e costruttiva. Tuttavia, sentiamo il dovere di affermare con chiarezza che, qualora dovessimo ravvisare un lassismo o un disinteresse simile a quello dimostrato dalla precedente gestione, non esiteremo a mettere in campo ogni utile iniziativa di protesta e di rivendicazione. In tal caso, non faremo sconti a nessuno, poiché la nostra missione è affermare i sacrosanti diritti degli uomini e delle donne della Penitenziaria umbra, troppo a lungo dimenticati dal “provveditorato patrigno” di Firenze”.
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