Durante l’incontro ha detto che ormai non è più il tempo delle discussioni infinite ma delle decisioni. Perché?
Perché sono trent’anni che Terni discute del nuovo ospedale senza arrivare mai a una scelta definitiva. Nel frattempo sono cambiate amministrazioni comunali, giunte regionali, governi nazionali, progetti e impostazioni tecniche, ma il risultato concreto è che la città ancora aspetta. È giusto confrontarsi, avere opinioni diverse e discutere pubblicamente, ma a un certo punto qualcuno deve assumersi la responsabilità di decidere. Continuare a rinviare significa aumentare i costi, allungare i tempi e rischiare seriamente di non vedere mai realizzata l’opera. Oggi il problema vero non è più discutere se serva un nuovo ospedale, ma capire come farlo davvero e in quali tempi.
Lei ha posto una domanda molto diretta: “Lo vogliamo davvero il nuovo ospedale?”. Perché ritiene che questo sia oggi il nodo centrale?
Perché ogni volta che si riapre il dibattito con nuove ipotesi, nuove localizzazioni o nuovi studi si riparte praticamente da zero. E questo blocca tutto il percorso amministrativo. Se vogliamo davvero il nuovo ospedale dobbiamo capire qual è la soluzione concretamente realizzabile e portarla avanti senza rimettere continuamente tutto in discussione. Altrimenti il rischio è alimentare una discussione infinita senza arrivare mai a un risultato concreto. Terni non può permettersi altri dieci o quindici anni di attesa mentre altre realtà continuano a investire e a rafforzare le proprie strutture sanitarie.
Quanto pesa oggi il fattore tempo?
Pesa moltissimo. Ogni anno che passa aumentano i costi delle costruzioni e diventa più difficile sostenere economicamente l’intervento. Negli ultimi anni abbiamo visto crescere il costo delle materie prime, dell’energia e delle opere pubbliche. Questo significa che un ospedale che oggi può avere un certo costo, tra qualche anno rischia di costarne molti di più. Nel frattempo la struttura attuale continua a invecchiare e richiede interventi continui di manutenzione. Più tempo perdiamo, più il progetto rischia di diventare economicamente e amministrativamente irrealizzabile. E c’è anche un altro aspetto: quando i tempi si allungano troppo cambiano le normative, cambiano i governi, cambiano le priorità politiche e tutto rischia di bloccarsi nuovamente.
Lei continua a difendere il project financing. Perché lo considera uno strumento valido?
Perché in molte realtà italiane ha consentito di realizzare opere che altrimenti sarebbero rimaste soltanto sulla carta. In Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte sono stati costruiti ospedali attraverso questo sistema. Non bisogna demonizzarlo per principio. Naturalmente servono controlli rigorosi, trasparenza e una gestione seria, ma può rappresentare una soluzione concreta in una fase in cui le risorse pubbliche non sono sufficienti per affrontare investimenti così grandi. Anche a Terni, in passato, opere importanti sono state realizzate attraverso il project financing e senza quegli strumenti probabilmente non sarebbero mai state costruite.
C’è chi teme che il project financing possa diventare troppo oneroso nel tempo.
Le preoccupazioni sono comprensibili, ma bisogna confrontarsi con la realtà. Pensare oggi di finanziare integralmente un’opera di queste dimensioni solo con fondi pubblici non è semplice. Il vero tema è costruire un’operazione sostenibile, controllata e capace di garantire qualità dei servizi senza scaricare problemi futuri sui cittadini. Non si può affrontare una questione così importante con approcci ideologici o slogan.
Colle Obito resta la soluzione più concreta?
Secondo me sì, perché è il percorso più avanzato dal punto di vista amministrativo e progettuale. Ripartire da zero con nuove localizzazioni significherebbe affrontare nuovi iter autorizzativi, nuove verifiche tecniche e ulteriori ritardi. Inoltre Colle Obito è già storicamente legata alla funzione ospedaliera ed è inserita nel sistema sanitario cittadino. Ogni ulteriore rinvio rischia di indebolire ancora di più la sanità ternana e di far perdere competitività all’ospedale rispetto ad altre realtà regionali.
Qual è il messaggio principale che vuole lanciare?
Che Terni non può permettersi altri anni di immobilismo. Serve una scelta chiara, realistica e rapidamente realizzabile. Possiamo confrontarci quanto vogliamo, ma alla fine bisogna decidere. Perché il vero rischio oggi non è scegliere la soluzione sbagliata: il vero rischio è non scegliere affatto e continuare a perdere tempo mentre il sistema sanitario si indebolisce progressivamente.
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Non ricordo un solo atto della sua legislatura a favore della sanità della bassa Umbria.
Quando il geometra veneto ci toglieva quel poco che era rimasto, lui e la Pernazza dov’erano?
Caro Melasecche difendi la sanità aTerni
Ma non lo avevano fatto loro l’ospedale? Non mi ricordo l’indirizzo…
Vivo in umbra da 5 anni, a Terni, mi sembra di rivivere le parole di pittella (presidente della regione Basilicata) che definiva eccellente l’ospedale di potenza e dopo una settimana è andato a curarsi a milano…
Lui quando era assessore perché non lo ho realizzato non è meglio che stia zitto