Da dove nascono i suoi dubbi sul project financing?
Nascono soprattutto da esperienze dirette. Ho lavorato per anni all’interno di una struttura realizzata con il project financing e ho potuto vedere concretamente problemi molto seri sia dal punto di vista economico sia da quello funzionale. Per questo credo che sia necessario valutare con grande attenzione quale modello utilizzare per il nuovo ospedale di Terni. Quando si parla di sanità non basta guardare al momento iniziale o alla rapidità con cui si costruisce un’opera. Bisogna capire cosa accade dopo dieci, quindici o vent’anni, perché è lì che emergono i problemi veri: manutenzioni, costi di gestione, sostenibilità economica e qualità dei servizi.
Lei ha citato il caso delle piscine dello stadio. Perché lo considera un esempio significativo?
Perché rappresenta un caso concreto che, secondo me, dovrebbe far riflettere. Ho collaborato per anni a quella struttura e conosco molto bene la situazione. All’inizio l’operazione veniva presentata come sostenibile e vantaggiosa, ma col tempo sono emerse criticità molto pesanti. Si è parlato di materiali non adeguati, di costi elevati e di difficoltà economiche nella gestione quotidiana. A un certo punto i primi gestori sono falliti e successivamente è stato necessario intervenire nuovamente per mantenere in piedi la struttura. Sono stati spesi centinaia di migliaia di euro solo per riuscire a mantenerla operativa.
Nel suo intervento ha parlato anche dei costi di gestione futuri. Perché considera questo aspetto decisivo?
Perché troppo spesso ci si concentra soltanto sull’investimento iniziale e non su quello che succede dopo. Un ospedale è una struttura estremamente complessa: deve funzionare ogni giorno, richiede manutenzione continua, tecnologie aggiornate, personale e servizi efficienti. Se i costi diventano troppo elevati, il rischio è che poi a pagare siano i cittadini oppure che vengano sottratte risorse alla sanità pubblica. È questo che mi preoccupa maggiormente: non ritrovarsi fra qualche anno con una struttura economicamente difficile da sostenere. Bisogna anche evitare che la necessità di coprire determinati costi finisca per limitare gli investimenti sui servizi sanitari o sul personale.
Secondo lei il rischio è che il nuovo ospedale possa trasformarsi in un peso per la collettività?
Sì, se non si fanno valutazioni molto serie. Il problema non è soltanto costruire un edificio nuovo, ma garantire che possa funzionare bene nel tempo senza creare ulteriori difficoltà economiche. Una struttura sanitaria deve essere sostenibile, efficiente e capace di garantire qualità dei servizi nel lungo periodo. Se invece si creano meccanismi troppo onerosi, alla fine il costo ricade inevitabilmente sui cittadini e sul sistema sanitario stesso. E questo è un rischio che non possiamo permetterci in una fase in cui la sanità pubblica vive già molte difficoltà.
Nel suo intervento ha richiamato anche il tema dell’età della popolazione ternana.
Certo, perché Terni è una città con una popolazione sempre più anziana e questo significa che nei prossimi anni aumenterà ulteriormente la domanda sanitaria. Sempre più persone avranno bisogno di cure, assistenza e servizi accessibili. Per questo credo che le decisioni sul nuovo ospedale debbano essere prese con grande attenzione e pensando ai bisogni reali della popolazione. Non si può ragionare soltanto sull’opera in sé senza considerare il contesto sociale e sanitario della città.
Quanto pesa il fattore tempo in questa vicenda?
Pesa moltissimo. La città aspetta da troppo tempo una scelta definitiva e continuare a rinviare rischia soltanto di peggiorare la situazione sia dal punto di vista sanitario sia da quello economico. Però velocizzare non significa scegliere senza riflettere. Serve una decisione seria, sostenibile e realmente utile per il futuro della sanità ternana. Il rischio, altrimenti, è ritrovarsi fra qualche anno con problemi ancora più grandi.
Qual è il messaggio principale che vuole lanciare?
Che il nuovo ospedale deve essere costruito pensando prima di tutto alla sostenibilità reale dell’opera. Non basta realizzare una struttura nuova o moderna: bisogna essere sicuri che possa funzionare bene nel tempo, senza scaricare costi e problemi sulle generazioni future e senza indebolire ulteriormente il sistema sanitario pubblico. Quando si parla di salute bisogna avere il coraggio di guardare oltre l’immediato e valutare con attenzione tutte le conseguenze delle scelte che vengono fatte oggi.
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