Orvieto, Filt Cgil boccia il trasporto a chiamata: “Fallimento annunciato”

Il sindacato critica la riorganizzazione del Tpl introdotta dal Comune e chiede il ripristino delle corse tagliate e un confronto istituzionale urgente.

a Filt Cgil Umbria attacca il nuovo modello di trasporto pubblico locale a chiamata introdotto dal Comune di Orvieto, definendolo un fallimento della programmazione. Il segretario generale del sindacato Ciro Zeno contesta la scelta dell’amministrazione comunale di sostituire parte delle corse tradizionali con un servizio flessibile, sostenendo che il sistema abbia prodotto disagi per cittadini, studenti, anziani e lavoratori delle frazioni. Secondo la Filt Cgil, il problema era stato già segnalato nel 2024, quando il sindacato aveva evidenziato il rischio di una riduzione significativa delle corse e dei chilometri percorsi.

«Un clamoroso fallimento programmatorio chiarissimo fin dall’inizio», afferma Ciro Zeno, definendo così la decisione del Comune di Orvieto di introdurre il servizio a chiamata nel sistema del Tpl. Secondo il segretario generale della Filt Cgil Umbria, la misura non avrebbe rappresentato una vera innovazione, ma un modo per compensare tagli alla rete tradizionale.

«Non serviva la sfera di cristallo per prevedere il disastro a cui stiamo assistendo oggi – prosegue Zeno –: già nel 2024 come Filt Cgil Umbria avevamo lanciato un allarme rimasto colpevolmente inascoltato».

Secondo il sindacato, la riorganizzazione del servizio avrebbe determinato una forte riduzione delle frequenze giornaliere sulle principali direttrici, con il passaggio da 17 a 9 corse su alcune tratte considerate fondamentali per la mobilità locale.

Per la Filt Cgil, il nuovo assetto avrebbe quindi ridotto la capacità del trasporto pubblico di garantire collegamenti regolari soprattutto nelle aree periferiche del territorio comunale. Il sindacato evidenzia in particolare le difficoltà per chi utilizza quotidianamente il servizio per motivi di studio, lavoro o necessità personali.

«L’introduzione del servizio a chiamata non era un’innovazione per il territorio, ma un tentativo maldestro di mascherare pesanti e insostenibili tagli al servizio», sostiene Zeno.

Nel bilancio tracciato dalla sigla sindacale vengono evidenziate tre principali criticità. La prima riguarda il taglio delle corse e dei chilometri di servizio, con la progressiva riduzione del trasporto tradizionale a favore di un sistema che, secondo il sindacato, non avrebbe raggiunto risultati adeguati rispetto alle esigenze della popolazione.

La seconda riguarda l’impatto sociale della riorganizzazione. Per la Filt Cgil, alcuni cittadini delle frazioni sarebbero rimasti privi di collegamenti sufficienti, con conseguenze soprattutto per studenti, anziani e lavoratori.

La terza criticità riguarda il tema occupazionale. Il sindacato sostiene che le scelte adottate per il trasporto pubblico possano avere effetti anche sui lavoratori del settore, incidendo sui livelli occupazionali e sulle condizioni del personale coinvolto nella gestione del servizio.

«Non si può continuare a raccontare ai cittadini la favola del servizio flessibile – afferma ancora Zeno – quando la realtà dice che la gente è rimasta a piedi e che si rischia la riduzione dei posti di lavoro».

Secondo la Filt Cgil Umbria, non sarebbero più sufficienti le spiegazioni dell’amministrazione comunale legate alla fase sperimentale del progetto. Per il sindacato, il problema non sarebbe una comunicazione insufficiente del nuovo servizio, ma la validità stessa del modello scelto.

«Qui non si tratta di spiegare meglio il servizio alla cittadinanza, ma di prendere atto che il modello scelto ha fallito su tutta la linea, tagliando chilometri e scaricando i costi dell’incapacità programmatoria su utenti e lavoratori», sottolinea il segretario generale della Filt Cgil Umbria.

La richiesta avanzata dal sindacato è quella di un immediato cambio di rotta e dell’apertura di un tavolo di confronto istituzionale con il Comune di Orvieto, con il coinvolgimento della Regione Umbria e dell’azienda incaricata della gestione del servizio.

Tra le richieste della Filt Cgil figurano il ripristino delle corse e dei chilometri soppressi, la garanzia di collegamenti continuativi per tutte le frazioni, la tutela dell’occupazione degli operatori e una nuova pianificazione del trasporto pubblico locale.

«Serve abbandonare le improvvisazioni e pianificare un servizio di trasporto pubblico strutturato, dignitoso ed efficiente», conclude Zeno.

Redazione

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