Niente più 41 bis a Terni: addio alla sezione del carcere che ospitò Provenzano e Cutolo

Il carcere di vocabolo Sabbione resta senza detenuti al regime duro dopo il trasferimento di una trentina di persone nel nuovo polo di Uta

La sezione 41 bis del carcere di Terni, situata a vocabolo Sabbione, è stata definitivamente chiusa. Al termine di un’operazione di trasferimento condotta tra sabato 5 e domenica 6 settembre, la struttura ternana non ospita più alcun detenuto sottoposto al regime detentivo speciale. A confermarlo è una nota diffusa dal sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, che inquadra la vicenda in un più ampio piano di riorganizzazione nazionale del carcere duro.

Le circa trenta persone finora  recluse nella sezione umbra sono state spostate nella nuova struttura allestita nel carcere di Uta, in provincia di Cagliari, appena ristrutturata per accogliere detenuti di elevata pericolosità. Non si è trattato di un caso isolato: l’operazione ha riguardato complessivamente nove istituti penitenziari in tutta Italia, per un totale di 88 detenuti trasferiti verso la struttura sarda. Tra gli istituti coinvolti anche il carcere Mammagialla di Viterbo, la cui sezione 41 bis è stata anch’essa completamente dismessa.

A coordinare il dispositivo è stata la Direzione generale delle specialità del Corpo di polizia penitenziaria, con il supporto operativo del Gruppo operativo mobile e del Gruppo di intervento operativo, oltre a uffici e nuclei specializzati nelle traduzioni e nei piantonamenti. Hanno preso parte all’operazione anche reparti territoriali, compreso il personale in servizio presso il carcere di Terni. Secondo quanto riferito da Balboni, sono state impiegate oltre 220 unità di polizia penitenziaria, insieme a vettori aerei della Guardia di Finanza e a contingenti della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri.

Il sottosegretario ha definito l’intervento una “delicatissima operazione, svoltasi in totale sicurezza e condotta e coordinata dal gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria”, precisando che ha comportato “strategiche movimentazioni di condannati per mafia e mirate attività di perquisizione straordinaria di intere sezioni 41 bis”.

Si tratta della seconda fase di un progetto avviato all’inizio dell’estate con una prima tornata di trasferimenti. L’obiettivo dichiarato dal Ministero è duplice: da un lato concentrare in un numero più ridotto di istituti i detenuti sottoposti al regime speciale, dall’altro liberare spazi detentivi all’interno delle carceri interessate dalla chiusura delle sezioni. Balboni ha sottolineato che l’operazione consente di “recuperare importanti spazi detentivi attraverso l’intera chiusura delle sezioni 41 bis di Terni e Viterbo”.

Il carcere di Uta, ristrutturato appositamente per ospitare i detenuti di massima sicurezza, è ora affidato alla vigilanza del Reparto operativo mobile di Cagliari. Per il sottosegretario, il trasferimento degli 88 detenuti “dimostra lo straordinario impegno e l’incredibile professionalità della polizia penitenziaria”.

Con la chiusura della sezione, si conclude un capitolo significativo nella storia del carcere umbro, che negli anni ha ospitato detenuti di primo piano, alcuni legati a vicende giudiziarie di rilievo nazionale connesse alla criminalità organizzata fra questi si ricordano Bernardo Provenzano e Raffaele Cutolo, quest’ultimo detenuto a Terni dal 2007 al 2011. Balboni ha definito il 41 bis “il principale strumento di contrasto alla mafia e l’ultimo baluardo della sicurezza nazionale”, aggiungendo che l’ordinamento penitenziario italiano rappresenta un modello di riferimento studiato anche da altri Paesi impegnati nella lotta al crimine organizzato.

Redazione

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