Dopo tre ore di camera di consiglio, martedì pomeriggio la terza Corte d’Assise di Roma ha condannato all’ergastolo Mark Antony Samson, 25 anni, per l’omicidio di Ilaria Sula, la giovane ex fidanzata uccisa e gettata in un dirupo. La sentenza ha accolto in pieno le richieste della procura di Roma.
Le pene accessorie e i risarcimenti
Oltre al carcere a vita, i giudici hanno disposto per l’imputato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sul fronte civile, sono state stabilite provvisionali che, per i familiari di Ilaria, assistiti dall’avvocato Giuseppe Sforza, superano il milione di euro.
Risarcimenti simbolici, pari a 10 mila euro ciascuno, sono stati riconosciuti all’associazione Insieme a Marianna e all’università La Sapienza, costituite parti civili e presenti lungo l’intero iter processuale. Anche martedì in aula c’erano molti studenti, che hanno consegnato ai genitori di Ilaria una lettera scritta a mano.
La requisitoria della procura
L’accusa è stata rappresentata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dalla sostituta Maria Perna, che ha condotto la discussione. Prima che la Corte si ritirasse, il pubblico ministero ha usato parole molto dure: «Ho presente quel cadavere e le condizioni in cui era, gettato in un dirupo: una ragazza sgozzata in un incontro-trappola e poi buttata via». La magistrata ha parlato di una vicenda con un profilo di crudeltà particolare e di un «atroce massacro».
Secondo l’accusa, Samson non ha mai detto la verità: né nel primo momento, né durante le indagini, né davanti alla Corte. Il pm lo ha definito reo confesso solo sulle circostanze che non poteva negare, aggiungendo che su tutto il resto avrebbe mentito fino alla fine, anche per non far emergere la premeditazione. L’omicidio, ha sostenuto la procura, non nasce da una reazione d’impeto.
Maria Perna ha poi descritto Ilaria come una ragazza che voleva uscire da un rapporto in crisi, «sincera, solare, buona». Vittima, per l’accusa, di un intento punitivo e di una volontà di vendetta, mossa dalla rabbia accumulata dall’imputato per una situazione che gli stava sfuggendo di mano. Il pm lo ha descritto come «subdolo, falso, mentitore e diabolico», che non si sarebbe mai pentito.
Le parole del padre di Ilaria
Tra i primi a commentare la sentenza è stato Flamur Sul, padre di Ilaria. «La sentenza è stata una piccola cosa fatta per nostra figlia, perché il vero ergastolo è il nostro che siamo costretti a vivere senza di lei», ha dichiarato. Ha aggiunto di aver sempre avuto fiducia nella giustizia e che, per chi compie simili atti contro le donne, «l’ergastolo è anche poco». Rivolgendosi ai giovani, ha invitato a parlare con i genitori e con gli amici e a non restare mai in silenzio: «Anche così si costruisce il rispetto reciproco».
Le reazioni delle istituzioni
Sulla condanna è intervenuto il sindaco Stefano Bandecchi, che ha definito l’omicidio premeditato ed efferato e ha ricordato di aver già richiamato la necessità della massima pena prevista dalla legge italiana. «Non c’è condanna che possa restituire una figlia ai suoi genitori o una sorella a suo fratello», ha affermato, aggiungendo che la gravità dei fatti richiede una risposta giudiziaria all’altezza delle responsabilità accertate.
Per l’assessora alle Pari Opportunità Alessandra Salinetti, «la giustizia ha fatto il suo corso», ma il dolore dei genitori è «un macigno che porteranno per tutta la vita». L’assessora ha ricordato Ilaria come una giovane con progetti e sogni da realizzare, e ha citato i colleghi di studio, che ne rammentano la bravura e la diligenza.
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