Teatro Verdi, Pica (M5S): “Bandecchi prometteva Sanremo, ora mancano arredi”

Il coordinatore provinciale Daniele Pica critica la gestione della ricostruzione del teatro di Terni e annuncia che prosegue la raccolta firme per la mozione di sfiducia al sindaco

Il Movimento 5 Stelle di Terni va all’attacco del sindaco Stefano Bandecchi sul caso del Teatro Verdi, dopo l’emersione di un fabbisogno di 4 milioni di euro per arredi, acustica e completamenti necessari alla riapertura. Lo afferma il coordinatore provinciale Daniele Pica, che sostiene come la distanza tra annunci e risultati caratterizzi i tre anni di amministrazione. Il M5S conferma inoltre che prosegue la raccolta delle firme dei consiglieri comunali per la mozione di sfiducia al primo cittadino, in carica dal giugno 2023.

Secondo Pica, il sindaco aveva proposto il Verdi come sede del Festival di Sanremo 2026. «Bandecchi voleva portare Sanremo 2026 al Teatro Verdi, oggi scopriamo che mancano ancora 4 milioni di euro per arredi, acustica e completamenti necessari ad aprirlo», dichiara il coordinatore pentastellato, che parla di promesse roboanti, superficialità nella gestione e responsabilità scaricate sugli altri.

La cronologia dei lavori secondo il M5S

Pica ricostruisce la vicenda partendo dal giugno 2023, quando Bandecchi è diventato sindaco ereditando la ricostruzione del teatro. L’opera è finanziata anche con dieci milioni di fondi del PNRR, a condizione che i lavori terminassero entro il 30 giugno 2026. Per due anni, sostiene il coordinatore, la Giunta ha rassicurato la città sul rispetto del programma: lo avrebbero affermato l’assessore ai lavori pubblici nel 2023 e il Comune nel maggio 2024.

Nel febbraio 2025 la Giunta ha deciso di rinunciare al ridotto, la sala più piccola del teatro, per recuperare risorse e provare a rispettare la scadenza. Per Pica il risultato è stato duplice: il ridotto è andato perso e i tempi sono stati comunque superati.

Nell’aprile 2025, con i lavori del secondo lotto fermi al 15%, il sindaco ha proposto il Verdi per ospitare Sanremo 2026. Nel febbraio 2026, nei mesi del Festival, gli stessi lavori risultavano ancora al 40%. La scadenza del 30 giugno non è stata rispettata e il finanziamento è stato salvato soltanto dal decreto del governo del 24 luglio, che ha spostato il termine dei lavori al 31 dicembre 2027.

Il nodo dei 4 milioni e la delibera di gennaio

Il sindaco ha dichiarato che nemmeno nel 2027 sarà possibile rientrare nel teatro, perché mancano quattro milioni per renderlo utilizzabile, e ha attribuito la responsabilità a chi lo ha preceduto, accusandolo di aver fatto male i conti. Pica replica che il problema era già noto e che i tre anni di mandato avrebbero dovuto servire a trovare quelle risorse.

A sostegno della tesi, il coordinatore ricorda che il 12 gennaio 2026 il Consiglio comunale ha approvato un atto presentato dalla stessa maggioranza, con cui si impegnava la Giunta a reperire i fondi per arredi e completamenti. Secondo Pica, l’impegno era stato assunto e i fondi mancano ancora. Ai ternani, aggiunge, manca una risposta alla domanda più semplice: quando potranno tornare a vedere uno spettacolo al Verdi.

Il Comitato Pro Teatro Verdi

Il M5S contesta anche il confronto con la cittadinanza. Il Comitato Pro Teatro Verdi, riferisce Pica, ha atteso mesi per ottenere un Consiglio comunale aperto, per poi sentirsi spiegare che era ormai troppo tardi per modificare il progetto quando Bandecchi è diventato sindaco. Il coordinatore chiede perché, in campagna elettorale, il sindaco avesse promesso di ricostruire il teatro nel solco del Poletti.

La mozione di sfiducia

Pica definisce il caso del Verdi emblematico di un «metodo Bandecchi»: annunci, rassicurazioni sui tempi e, in caso di impegni non rispettati, colpa attribuita ad altri. Secondo il coordinatore, Terni ha bisogno di lavori conclusi nei tempi, servizi funzionanti e luoghi di cultura aperti al pubblico, mentre l’amministrazione sarebbe impegnata a garantire la propria sopravvivenza politica.

Per questo il M5S proseguirà la raccolta delle firme dei consiglieri per la mozione di sfiducia e invita gli altri consiglieri che ritengono fallita l’amministrazione a dare seguito alle proprie parole. «Terni non può continuare a pagare il prezzo della permanenza di Bandecchi a Palazzo Spada», conclude Pica.

Redazione

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