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Il capitolo finale del lungo processo giuridico per Raffaele Sollecito

L'ultima sentenza della Corte di Cassazione chiude la disputa sul risarcimento per l'ingiusta detenzione nel caso Meredith Kercher

Il caso legale concernente la tragica scomparsa di Meredith Kercher ha aggiunto un nuovo episodio al suo lungo iter giuridico, marcato da una serie di processi che includono fasi preliminari, dibattimenti, appelli e azioni legali per risarcimento dovute a detenzione non giustificata, nonché petizioni alla Corte europea dei diritti dell’uomo, sommando un totale di diciotto procedimenti legali. Sollecito, condannato con Amanda Knox nel processo di primo grado e imprigionato per circa quattro anni, è stato poi prosciolto in secondo grado e liberato. La sentenza di condanna è stata annullata definitivamente dalla Cassazione, senza possibilità di un nuovo processo. Sollecito ha sempre negato ogni coinvolgimento nel crimine contro la studentessa britannica, trovata senza vita il 1° novembre 2007, e ha pertanto richiesto un indennizzo per il tempo trascorso in detenzione ingiustificata.

La richiesta di Sollecito al Tribunale di Genova si basava sulla premessa che nessuno può essere giudicato due volte dallo stesso giudice, e a causa dell’unicità della sezione d’appello a Perugia coinvolta nella sua prima condanna, il caso era stato trasferito a Firenze. Questa Corte ha emesso l’ultimo verdetto sul caso. Se si sollevano questioni sull’operato di un giudice della Toscana, spetta per competenza alla giustizia genovese intervenire.

Il tribunale genovese ha respinto la richiesta di Sollecito, facendo leva sulla riforma legislativa del 2015 che ha aggiornato la precedente legge Vassalli riguardante gli errori giudiziari. La decisione si fonda non sulla sostanza delle richieste di risarcimento, ma sull’applicazione della legge, che non opera retroattivamente, limitando le possibilità di Sollecito di far valere i suoi argomenti.

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