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Madri lavoratrici, in Umbria pagate un quarto in meno rispetto agli uomini

La denuncia della consigliera Donatella Porzi che ha anche rilevato che la percentuale di donne occupate con figli in età prescolare in Umbria è sensibilmente più bassa rispetto a quelle senza figli.

La consigliera regionale Donatella Porzi (Azione, gruppo Misto) in una nota evidenzia  un’altra forma di discriminazione che si aggiunge al già noto divario retributivo di genere in Italia, e che appare particolarmente marcato in Umbria: “Un’altra discriminazione che si somma al divario retributivo di genere diffuso in Italia e particolarmente significativo nella nostra regione, come dimostrano i dati Aur”, ha dichiarato Porzi, in un momento in cui l’attenzione si concentra nuovamente sulla violenza di genere e durante le celebrazioni della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. “Se solo il fatto di essere donne – spiega – significa essere svantaggiate rispetto agli uomini, essere donne e madri è un ulteriore punto di caduta nel mondo del lavoro”.

Madri penalizzate

Donatella Porzi ha evidenziato come la maternità influisca negativamente sulla carriera lavorativa delle donne, citando dati forniti da Micaela Gelera, Commissario straordinario dell’Inps, durante un recente convegno: “i salari lordi annui delle donne che hanno avuto figli a quindici anni dalla maternità sono inferiori del 53 percento rispetto a quelli delle donne senza figli”. La Porzi ha anche rilevato che la percentuale di donne occupate con figli in età prescolare in Umbria è sensibilmente più bassa rispetto a quelle senza figli.

Porzi ha sottolineato che le madri subiscono una penalizzazione aggiuntiva rispetto al gender pay gap già diffuso in tutta Italia, che in Umbria si traduce in una differenza remunerativa media del 25 percento tra uomini e donne. Inoltre, l’Umbria mostra un divario ancora maggiore rispetto alla media nazionale e a quella del centro-nord. Ha inoltre evidenziato l’alta incidenza della sovraistruzione femminile nella regione, con un gap significativo rispetto alle donne italiane.

La consigliera ha messo in luce anche l’impennata delle dimissioni tra le madri lavoratrici, resa ancora più evidente dai dati Aur tra il 2020 e il 2021, un fenomeno che riflette la difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare. Porzi ha fatto riferimento alle parole di Micaela Gelera, secondo cui le politiche di conciliazione possono ridurre il gap retributivo tra madri e donne senza figli, ma ha sottolineato che la disuguaglianza rimane un problema evidente.

La necessità di nuove soluzioni

Nel suo commento, Porzi ha anche sottolineato la necessità di sviluppare condizioni di lavoro di qualità che permettano alle donne di sfruttare appieno le loro competenze, riconoscere i loro meriti e non sprecare talenti. Ha evidenziato l’importanza di integrare i valori di inclusione e uguaglianza di genere promossi dalla Generation Equality Campaign delle Nazioni Unite e dalla Strategia Europea per la parità di genere 2020/2025, in particolare attraverso il Pnrr.

Porzi ha concluso riflettendo sul bisogno di una nuova cultura che combatta gli stereotipi di genere e la violenza sulle donne, menzionando una prossima iniziativa della Camera di commercio dell’Umbria e citando l’esempio di Claudia Goldin, professore di Harvard e recente vincitrice del Nobel per l’Economia 2023, per il suo lavoro sul divario di genere nel mercato del lavoro.

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