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Il marito è accusato di omicidio, revocato fucile a donna appassionata di caccia

Respinto il ricorso della donna: il Viminale ha considerato la questione di sicurezza pubblica perchè l'uomo potrebbe avere accesso all'arma

tribunale

Una donna, appassionata di caccia, si è vista revocare il fucile dalla Prefettura di Terni a seguito dell’arresto del suo compagno, anche padre dei suoi figli, per accuse di omicidio. La donna, non convivente ma frequentatrice abituale del compagno, ha impugnato la decisione presso il TAR, ma il suo ricorso è stato giudicato infondato e quindi respinto, condannandola a pagare 1.500 euro di spese processuali al Ministero dell’Interno.

Il decreto prefettizio si basava sulla relazione della donna con il suo compagno, nonostante fosse scarcerato in seguito al riesame dell’ordinanza. La preoccupazione delle autorità era che il compagno, avendo accesso all’abitazione della donna, potesse facilmente impossessarsi delle armi. Questa situazione ha portato la Prefettura a ritenere la donna non affidabile per il buon uso delle armi, vista la sua stretta frequentazione con una persona coinvolta in un procedimento penale.

Gli avvocati della donna hanno sottolineato l’assenza di condanne penali a suo carico e hanno contestato il presupposto della pendenza di un procedimento penale nei confronti del compagno, ritenendo il divieto sproporzionato rispetto all’obiettivo di tutela dell’ordine pubblico.

Il Ministero dell’Interno, intervenuto in giudizio, ha sostenuto che la scarcerazione del compagno aggravava le esigenze di tutela dell’ordine pubblico, specialmente perché l’uomo aveva accesso all’abitazione della donna e poteva quindi avere facile accesso alle armi.

La sentenza ha ribadito che il porto d’armi non è un diritto assoluto, ma un’eccezione al normale divieto di detenere armi. Questa eccezione può essere applicata solo a persone che offrono piena sicurezza sul buon uso delle armi, per garantire l’ordine pubblico e la tranquilla convivenza. È stato anche evidenziato che la frequentazione di persone implicate in procedimenti penali influisce sulla valutazione dell’affidabilità del titolare di una licenza di caccia, specialmente in una relazione sentimentale continuativa. Il ricorso della donna è stato quindi respinto, con la condanna al pagamento delle spese processuali e degli ulteriori oneri di legge.

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