La situazione degli alloggi popolari a Terni si configura come una vera e propria “bomba sociale” pronta a esplodere, secondo quanto espresso dai rappresentanti dei sindacati Sunia, Sicet Umbria e Uniat Terni – Matteo Lattanzi, Rossano Iannoni, Gino Bernardini e Jacopo De Santis. Nel corso di un incontro con i consiglieri delle commissioni Prima e Seconda del Comune di Terni, i sindacalisti hanno evidenziato una realtà preoccupante, che potrebbe culminare in occupazioni abusive di massa degli alloggi di proprietà dell’Ater, attualmente non assegnabili per la necessità di manutenzioni straordinarie.
Nonostante il recente bando abbia portato all’assegnazione di 74 alloggi, il numero di abitazioni vuote e potenzialmente disponibili ammonta a 344, per un totale di 418 unità. Tuttavia, le richieste pervenute per ottenere un alloggio popolare hanno raggiunto la cifra di 690 nuclei familiari, dimostrando una discrepanza evidente tra offerta e domanda.
La situazione, hanno segnalato i sindacati, è aggravata da normative e criteri di assegnazione ritenuti dai sindacati troppo rigidi e talvolta discutibili, che limitano l’accesso alle abitazioni a molte famiglie bisognose. Tra le proposte avanzate, la creazione di una graduatoria aperta, simile a quella adottata in altre realtà umbre, per sostituire il sistema del bando e rendere il processo più inclusivo.
Un altro punto di critica riguarda i criteri sui punteggi aggiuntivi, considerati inadeguati, in particolare per l’esclusione dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo, spesso legato a crisi aziendali, che rappresentano la maggior parte dei licenziamenti. Tale esclusione è vista come un’ulteriore penalizzazione per le famiglie già colpite dalla perdita del lavoro.
I sindacati hanno inoltre sottolineato la problematica relativa alla mancanza di mobilità abitativa all’interno del patrimonio di edilizia residenziale sociale. Famiglie che si riducono in numero rimangono in alloggi di grandi dimensioni, precludendo l’accesso a nuclei più numerosi in cerca di spazio adeguato. Alcuni assegnatari, per poter cambiare abitazione, sono stati costretti a partecipare nuovamente al bando.
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