Il recente episodio verificatosi all’interno del carcere di Orvieto, dove una donna è stata colta in flagrante mentre cercava di fornire sostanze stupefacenti al figlio detenuto, ha riportato all’attenzione pubblica l’annoso problema dell’ingresso di droga nelle strutture penitenziarie italiane. L’intervento tempestivo del personale di Polizia Penitenziaria ha impedito che la droga giungesse nelle mani del detenuto, evidenziando però la necessità di rafforzare ulteriormente i controlli e le misure preventive.
Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), ha colto l’occasione per ribadire la necessità di dotare il personale addetto alla sicurezza delle carceri di strumenti tecnologici avanzati per il controllo e la prevenzione. “Il problema dell’ingresso della droga in carcere è sempre più frequente, a causa dei tanti tossicodipendenti ristretti nelle strutture italiane,” ha dichiarato Capece, sottolineando l’importanza di investire in tecnologie e formazione specifica per il personale.
Il segretario del SAPPE ha inoltre messo in luce l’esigenza di adottare programmi di recupero per i detenuti tossicodipendenti, seguendo l’esempio virtuoso del carcere di Rimini. In tale struttura, un reparto dedicato ospita soggetti che aderiscono volontariamente a un percorso di riabilitazione, impegnandosi a non assumere sostanze alternative e a partecipare attivamente a corsi di formazione e lavoro: “Superato questo percorso iniziale – aggiunge – vengono poi destinati alla comunità esterna e quasi tutti non fanno più ritorno in carcere, riducendo la recidiva quasi a zero. Peraltro, esiste una legislazione molto favorevole che consente a coloro che hanno superato, o abbiano in corso un programma di recupero, di uscire dal carcere. Questa è la strada da seguire per togliere dal carcere i tossicodipendenti e limitare sempre di più l’ingresso di sostanze stupefacenti, unito ovviamente a tutte le attività di prevenzione, come l’utilizzo delle unità cinofile che sono anch’esse fondamentali nel contrasto dei tentativi illeciti e fraudolenti di ingresso e smercio di droghe in carcere”.
Capece ha anche sottolineato la criticità rappresentata dall’alta concentrazione di detenuti con problemi di droga nelle carceri umbre e italiane, indicando che quasi il 30% delle persone detenute ha problemi legati alla sostanza. Questa condizione comporta sfide significative sia per la gestione dei detenuti che per la loro cura all’interno di un ambiente carcerario già complesso.
Il leader sindacale ha ricordato l’esistenza di normative che favoriscono l’accesso a programmi di recupero fuori dal carcere per i detenuti tossicodipendenti, evidenziando l’importanza di implementare tali disposizioni per offrire cure adeguate e ridurre la presenza di sostanze stupefacenti all’interno delle strutture penitenziarie.
L’episodio di Orvieto e le parole di Capece lanciano un chiaro messaggio sulla necessità di un cambio di paradigma nella gestione della tossicodipendenza in carcere, puntando su innovazione tecnologica, programmi di recupero e un approccio più umano e riabilitativo verso i detenuti affetti da questa condizione.
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