Situazione tesissima al carcere di Terni dove i detenuti, dalla sera di ieri 55 detenuti della sezione L si sono rifiutati di tornare in cella dopo l’ora d’aria. Una protesta dei detenuti contro il sovraffollamento delle carceri di cui dà conto il Sappe, nella persona del segretario Fabrizio Bonino.
Una situazione ben presente al nuovo direttore del penitenziario Vanda Falconi, che ha chiesto ufficialmente un’azione di sfollamento ed il blocco delle assegnazioni nelle zone più a rischio.
“ Attendiamo direttive dal comandante – dice Bonino – Per ora dicono che la manifestazione è pacifica ed interessa quella sezione. Il problema può essere l’effetto emulazione delle altre sezioni. Il personale in servizio è pochissimo purtroppo”.
Bonino torna a denunciare la situazione degli organici del Corpo in Umbria e a Terni dove, per un discutibile decisione dell’attuale Provveditore in missione: “Non è stato dato corso ai provvedimenti dell’Emilia Romagna del personale che non è arrivato nelle carceri umbre mentre i colleghi che dall’Umbria avevano il diritto ai trasferimenti sono partiti tutti”. I rinforzi, a quanto si apprende, arriveranno solo a settembre.
Situazione sempre più borderline
Dura la denuncia del Sappe: “Ancora una volta viene messo in discussione lo Stato che si rappresenta, gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria- scrivono – ancora una volta hanno dimostrato grande coraggio e senso di appartenenza ed abnegazione, stanno fronteggiando una situazione “borderline””
Donato Capece, segretario generale del Sappe polemizza con chi, in questi ultimi giorni, ha sollevato il problema del sovraffollamento delle carceri illudendo i detenuti con improbabili indulti e leggi svuota carceri: “Il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria non si fa prendere per il naso da chi oggi pensa di avere scoperto l’acqua calda e i problemi carcerari sollecitando improbabili indulti, mentre per mesi ed anni non hanno detto una parola sui provvedimenti delle varie maggioranze politiche di ogni colore al Governo che, nel tempo, hanno destabilizzato il sistema e destrutturato la sicurezza nelle carceri”.
Sotto accusa in particolare lo svuotamento della sanità penitenziaria, non più gestista internamente ma affidato alle Asl, con i problemi che si stanno verificando e che anche il garante dei detenuti ha sottolineato.
“Poi, l’introduzione di vigilanza dinamica e celle aperte, modello organizzativo seguito alla ormai famosa sentenza Torreggiani, che ha sostanzialmente consegnato le carceri ai detenuti. Infine, la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, con la relativa istituzione delle Rems, i cui posti sono assolutamente insufficienti, ma a volte, anche laddove ci sono, quando si tratta di malati molto gravi, sembra che nessuno voglia farsene carico”.
Il Sappe chiede quindi che anche alla polizia penitenziaria vengano assegnati i Taser, coi quali se non altro possono difendersi dalle violenze.
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