Costringe madre a vendere auto e gioielli per pagare i debiti di gioco del figlio: condanna confermata

La Cassazione conferma la condanna a sette anni per un 38enne a Terni, accusato di spaccio di cocaina ed estorsione. Madre e figlio vittime di minacce e richieste di denaro.

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sette anni di carcere e una multa di 30.000 euro per un 38enne straniero residente a Terni, accusato di spaccio di cocaina ed estorsione. L’uomo aveva minacciato di morte un cliente e la madre di lui, costringendola a pagare ingenti somme di denaro per saldare i debiti di droga del figlio.

La sentenza, già emessa dal Tribunale di Terni e confermata in Appello a Perugia, è diventata definitiva dopo che la Quarta Sezione Penale della Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’imputato, ritenendo le prove raccolte sufficienti a sostenere le accuse.

La denuncia della madre e il processo

L’indagine ha avuto inizio grazie al coraggio di una madre ternana, che, stremata dalle continue minacce e richieste di denaro, ha deciso di denunciare i pusher alla polizia. La donna ha fornito nomi, cognomi e prove dei pagamenti, documentando il suo calvario economico: costretta a vendere gioielli e un’auto del valore di oltre 9000 euro per meno di 3000 euro, consegnando poi il ricavato ai trafficanti; estorsioni sempre più pressanti per coprire un debito complessivo di oltre 7000 euro; ulteriore pagamento di 15mila euro per evitare ritorsioni.

Dopo la denuncia, il figlio della donna ha iniziato un percorso di recupero dalla tossicodipendenza presso una comunità specializzata, mentre il caso è approdato in tribunale.

Condanne e rigetto del ricorso

Il processo si è concluso quattro anni fa con la condanna di quattro persone, tra cui il 38enne straniero e una 52enne ternana, entrambi condannati a sette anni di carcere. Anche altri due complici, un uomo e una donna, sono stati riconosciuti colpevoli.

L’imputato ha presentato ricorso alla Cassazione sostenendo che le prove fossero insufficienti e le testimonianze delle vittime non attendibili. Tuttavia, la Quarta Sezione Penale ha respinto la richiesta, confermando la validità delle prove raccolte e la credibilità della madre e del figlio.

Con la sentenza definitiva, due mesi fa la 52enne condannata è stata arrestata, mentre per il 38enne resta confermata la pesante condanna.

Redazione

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