Nel carcere di Terni, una stanza arredata con un letto, una doccia, una tendina e la scritta “Ti amo” campeggiante su una parete rappresenta oggi un simbolo di affettività e umanità. Dallo scorso 18 aprile, infatti, è ufficialmente attiva la cosiddetta “stanza dell’amore”, prima esperienza del genere in Italia, pensata per permettere ai detenuti di vivere momenti di intimità con i propri partner.
La struttura, realizzata grazie alla collaborazione tra agenti della polizia penitenziaria e detenuti, sotto la supervisione della direzione carceraria, è situata nell’area già destinata ai colloqui. Tuttavia, per questa particolare occasione, l’accesso avviene tramite un ingresso riservato, separato da quello principale del carcere Sabbione.
Uno spazio per coltivare legami affettivi
Nella stanza, arredata con cura, si trovano una televisione alle pareti, una doccia privata, e una tendina sopra il letto. L’ambiente mira a restituire un minimo di normalità a chi vive la reclusione. I detenuti possono accedervi, previa autorizzazione, per circa un’ora con mogli, compagne o fidanzate, in un contesto regolamentato da disposizioni nazionali del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Per il momento si registra un solo incontro “consumato”, ma la novità ha già suscitato forte attenzione e commenti positivi anche dal mondo politico.
Una svolta “costituzionalmente motivata”
Il senatore Walter Verini, segretario della Commissione Giustizia e capogruppo PD in Commissione Antimafia, ha visitato la stanza assieme ad altri esponenti politici locali e ha sottolineato: “In una situazione drammatica delle carceri italiane, fatta di sovraffollamento, suicidi, condizioni spesso disumane di detenzione, si è accesa una luce”. Verini ha ricordato che questa iniziativa prende vita da una sentenza della Corte Costituzionale e da un’ordinanza firmata dal magistrato di sorveglianza Fabio Gianfilippi, sottolineando l’importanza di riconoscere l’affettività come diritto fondamentale anche durante la detenzione.
“È stata una emozione toccare con mano come sia possibile umanizzare la pena”, ha dichiarato il senatore, pur evidenziando che l’iniziativa da sola non basta a risolvere i gravi problemi delle carceri italiane. Tuttavia, rappresenta un “segnale di speranza” che si inserisce in una visione costituzionale della pena, come strumento non solo punitivo ma finalizzato al recupero e al reinserimento sociale.
Il valore simbolico e sociale dell’iniziativa
L’apertura della stanza non è solo una novità simbolica, ma un passo concreto verso una giustizia più umana. Offrire spazi di affettività significa riconoscere la dimensione relazionale delle persone detenute, rafforzando i legami familiari e affettivi, che sono spesso essenziali per la reintegrazione nella società una volta scontata la pena.
Secondo Verini, questa iniziativa rappresenta un “investimento in sicurezza”: chi riesce a mantenere contatti positivi e affettivi con l’esterno durante la reclusione ha più probabilità di non ricadere nella devianza dopo la scarcerazione.
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